Domenica 6 dicembre

Verbo della settimana: ricominciare

domenica 6 DICEMBRE

 

Mc 1, 1-8
Dal Vangelo secondo Marco


Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

 

 

 

 

 

COMMENTO DI DON CRISTIANO RE

 

Si ricomincia. Ma non a caso. Non facendo navigazione a vista e nemmeno nella convinzione che una strada vale l’altra, un modello vale l’altro. L’Avvento ancora ci ricorda che se un nuovo inizio è possibile questo non può avvenire che da un vangelo, dalla buona notizia di Gesù che sa dare rilevanza anche a un quotidiano dentro al quali non sempre si vedono i segni evidenti della rinascita e che, forse, porta addirittura tracce di perseverante contraddizione. Ricominciamo, rinasciamo dalla buona notizia di un Dio che ha tratti di tenerezza davvero unici: “porta in braccio gli agnellini appena nati e procede pian piano, dolcemente, per condurre le pecore gravide e quelle che da poco hanno partorito”. La notizia buona di un Dio attento ai passi dell’uomo che spesso sono piccoli e timidi; è attento anche passi che vagano lontano da lui. Buona notizia quella di un Dio che non si spazientisce davanti a noi che ci attardiamo in cose inutili, e che rispetta anche le nostre fragilità. Ricominciamo da quella parola che annuncia l’esistenza e la forza di un Dio dei perduti, il Dio della sola grazia, il Dio dell’accoglienza incondizionata.

 

 

 

ACCETTARE DI ESSERE DEBOLI, di Michel de Certau

 

Si tratta di accettare di essere deboli, di abbandonare le maschere ridicole e ipocrite di una potenza ecclesiale che non c’è più, di rinunciare alla soddisfazione e alla tentazione di “fare del bene”. La sola questione che conta è la seguente: si troveranno cristiani che vogliano cercare delle aperture oranti, erranti e colme di stupore? Occorre accettare che la fede cristiana è esperienza di fragilità, che introduce nelle nostre forze necessarie la debolezza del credere.

TESTIMONIANZA DI CHIARA VITALI

Chiara ha 24 anni, ha lavorato nel campo dell’associazionismo e della cooperazione internazionale e attualmente studia per diventare giornalista. Dal 2014 fa parte del gruppo locale del Sermig di Bonate, che la impegna sui temi della pace e della mondialità. In questo video ci racconta cosa per lei significa “ricominciare”.

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