PACEM IN TERRIS. SESSANT'ANNI DALL'ENCICLICA

@Sergio Paronetto 

Mosaico di Pace | 10 gennaio 2022

 

 

PACEM IN TERRIS. A SESSANT'ANNI DALL'ENCICLICA

 

"Nel 2023 cade il sessantesimo anniversario dell’Enciclica Pacem in terris, scritta quando era ancora vivo il pericolo di una guerra nucleare, provocato nell’ottobre 1962 dalla cosiddetta crisi dei missili di Cuba.

L’umanità era a un passo dal proprio annientamento, se non si fosse riusciti a far prevalere il dialogo, consapevoli degli effetti distruttivi delle armi atomiche. Purtroppo, ancora oggi la minaccia nucleare viene evocata, gettando il mondo nella paura e nell’angoscia. Non posso che ribadire in questa sede che il possesso di armi atomiche è immorale”.

 

Scardinare la logica del riarmo
Dopo averlo fatto più volte, anche il 9 gennaio 2023, parlando al corpo diplomatico della Santa Sede, Francesco invita a ripartire dalla Pacem in terris, riproponendo l’enciclica giovannea alla luce della Costituzione conciliare Gaudium et spes del 1965: “ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione” (80). Dopo aver ricordato più di venti località bisognose di tregua e di riconciliazione, Francesco, come Giovanni XXIII, invita a “scardinare” la logica riarmista sottesa all’idea della pace fondata sull’equilibrio delle forze e “procedere sulla via di un disarmo integrale, poiché nessuna pace è possibile laddove dilagano strumenti di morte”. Allora, chiede il papa agli ambasciatori, “da dove ripartire”? Dai quattro beni fondamentali proposti da Giovanni XXIII: la verità, la giustizia, la solidarietà, la libertà.

 

Pace nella verità
Costruire la pace nella verità, significa anzitutto rispettare la persona umana. “La pace esige anzitutto che si difenda la vita, un bene che oggi è messo a repentaglio non solo da conflitti, fame e malattie, ma fin troppo spesso addirittura dal grembo materno, affermando un presunto ‘diritto all’aborto’ […]. Il diritto alla vita è minacciato anche laddove si continua a praticare la pena di morte, come sta accadendo in questi giorni in Iran, in seguito alle recenti manifestazioni, che chiedono maggiore rispetto per la dignità delle donne”. Per ridurre o allontanare le paure, frutto spesso di ignoranza e pregiudizi, Francesco osserva che “l’educazione è il loro antidoto”. Quindi “gli Stati abbiano il coraggio di invertire l’imbarazzante e asimmetrico rapporto tra la spesa pubblica riservata all’educazione e i fondi destinati agli armamenti!”.

 

Pace nella giustizia
Cioè costruzione della civiltà del diritto. “La crisi del 1962 è rientrata per il contributo di uomini di buona volontà che hanno saputo trovare soluzioni adeguate per evitare che la tensione politica degenerasse in una vera e propria guerra. Ciò è stato possibile anche grazie alla convinzione che le contese potessero risolversi nell’ambito del diritto internazionale e tramite quelle organizzazioni, principalmente le Nazioni Unite, sorte dopo la Seconda Guerra Mondiale, che hanno sviluppato la diplomazia multilaterale”. Gli attuali conflitti rendono evidente la necessità di “un ripensamento profondo per poter rispondere adeguatamente alle sfide del nostro tempo”: la povertà, i migranti, i cambiamenti climatici, il disarmo nucleare, la cooperazione. “Tuttavia, in tempi recenti, i vari fori internazionali sono stati contraddistinti da crescenti polarizzazioni e da tentativi di imporre un pensiero unico, che impedisce il dialogo e marginalizza coloro che la pensano diversamente”.

 

Pace nella solidarietà
I sentieri della pace sono sentieri di solidarietà (e dell’amore). Francesco, sottolinea, al riguardo “tre ambiti, nei quali emerge con particolare forza l’interconnessione che lega oggi l’umanità e per i quali è particolarmente urgente una maggiore solidarietà”. Il primo è quello delle migrazioni e della necessità di “implementare adeguate politiche per accogliere, accompagnare, promuovere e integrare i migranti”. Il secondo riguarda l’economia e il lavoro dentro una crisi che ha posto in evidenza i limiti di un sistema economico teso al denaro e non alla produzione di beni utili. “Ciò ha generato imprese più fragili e mercati del lavoro altamente iniqui”. Il terzo ambito è la cura della casa comune davanti gli effetti dei cambiamenti climatici e le gravi conseguenze che essi hanno sulla vita di intere popolazioni in varie parti del mondo.

 

Pace nella libertà
Infine, costruire la pace esclude ogni forma di lesione della libertà, dell’integrità e della sicurezza di altre nazioni. “Ciò è possibile se in ogni singola comunità non prevale la cultura della sopraffazione e dell’aggressione, che porta a guardare al prossimo come ad un nemico da combattere”. In tale contesto, preoccupa il papa “l’affievolirsi, in molte parti del mondo, della democrazia e della possibilità di libertà che essa consente, pur con tutti i limiti di un sistema umano. Ne fanno tante volte le spese le donne o le minoranze etniche, nonché gli equilibri di intere società in cui il disagio sfocia in tensioni sociali e persino in scontri armati. In molte aree, un segno di affievolimento della democrazia è dato dalle crescenti polarizzazioni politiche e sociali, che non aiutano a risolvere i problemi urgenti dei cittadini”.

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