Guerra in Ucraina, resistere all'invasione di Putin senza le armi

Rosita Rijtano

La via libera | 10 novembre 2022

 

Guerra in Ucraina, resistere all'invasione di Putin senza le armi

 

Una ricerca documenta 235 azioni nonviolente messe in atto dalla popolazione ucraina contro i soldati di Mosca dall'inizio della guerra al 30 giugno 2022. Ma il Paese non riconosce il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare. La situazione peggiora in Russia, dove nelle ultime settimane in migliaia hanno chiesto aiuto per sfuggire alla mobilitazione

 

KIEV - Katya, esponente del movimento pacifista ucraino, non riesce a trattenere le lacrime tenendo tra le mani la bandiera della pace davanti alla statua di Gandhi nel giardino botanico Oleksandr Fomin di Kiev. Dice che è difficile al momento mantenere una posizione nonviolenta, ma crede nella sua importanza e nel diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare. Un diritto che al momento in Ucraina non è riconosciuto. Ostacolare l’invasione russa, anche senza imbracciare le armi, è possibile. Lo mostra una ricerca che documenta 235 episodi di resistenza nonviolenta avvenuti in Ucraina dall’inizio della guerra al 30 giugno scorso.

 

“Bisogna consentire agli ucraini che non vogliono unirsi all’esercito di difendere la propria patria con altri mezzi o di lasciare il Paese”, dice Daniele Taurino del Movimento Nonviolento precisando che “allo stesso modo, è necessario supportare gli obiettori di coscienza russi”. Nelle ultime settimane – assicura Taurino – sono state migliaia le richieste di aiuto arrivate alla sede internazionale del movimento da parte di persone che volevano avere informazioni su come sottrarsi alla mobilitazione militare parziale indetta dal capo del Cremlino, Vladimir Putin, poi dichiarata conclusa.

Oggi chi scappa in Europa da Mosca per evitare di andare al fronte deve seguire il normale iter previsto per i richiedenti asilo e rischia di dover rientrare in patria. “Chiediamo che l’Unione riconosca in automatico lo status di rifugiato politico a tutti gli obiettori, disertori e renitenti alla leva di questa guerra, a prescindere dalla loro nazionalità”, prosegue Taurino. Una richiesta fatta propria dalla carovana di Stop the war che è stata a Kiev ad ottobre, guidata da Un ponte per e dal Movimento Nonviolento.

 

Slavutich è una piccola città a 40 chilometri dal confine bielorusso, che conta circa 25mila abitanti, per lo più lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl. Il 26 marzo il suo sindaco ne annuncia l’occupazione da parte delle truppe russe e la morte di tre residenti. Una notizia che spinge la popolazione ad auto-organizzarsi, tramite chiamate e messaggi, e a scendere in piazza. “Non c’erano leader né istruzioni, ma le persone sapevano cosa fare”, ha ricordato Denys Masliy, un componente del consiglio municipale. I cittadini hanno iniziato a cantare l’inno ucraino, resistendo al tentativo dei soldati di Mosca di disperderli con la forza, fino al raggiungimento di un negoziato che ha assicurato il rilascio del sindaco di Slavutich. In cambio l’esercito russo ha ottenuto la possibilità di controllare la città per verificare che non ci fossero armi e l’ha abbandonata il 28 marzo. Il 6 giugno a Kherson, nel sud del Paese, i dottori di un ospedale hanno rifiutato di collaborare con gli occupanti che volevano destinare la clinica ai militari, rassegnando le proprie dimissioni o andando in vacanza.

 

Sono due esempi di resistenza nonviolenta che si sono verificati in Ucraina dal 24 febbraio, giorno di inizio dell’invasione russa, al 30 giugno 2022. Li documenta una ricerca condotta da Felip Daza, professore di trasformazione sociale e diritti umani a Sciences Po, per l’International Catalan Institute for peace e l’International institute for nonviolent action. “Come una colonia di api, la società ucraina ha organizzato in maniera spontanea e coraggiosa centinaia di azioni nonviolente, da atti di disobbedienza civile alla protezione e all’evacuazione dei civili”, scrive Daza nell’introduzione del report, precisando che “la resistenza civile nonviolenta di massa può essere decisiva nel mettere fine all’occupazione russa e a far avanzare il processo di democratizzazione e consolidamento di un’identità ucraina multiculturale”. Lo studio, condotto in parte sul campo, ricorda come nel Paese la resistenza civile abbia una lunga tradizione e individua tre tipi di azioni nonviolente messe in atto dall’inizio della guerra: le più numerose sono state le proteste, diventate col tempo e l’aggravarsi della repressione sempre più silenziose. Un esempio è l’iniziativa lanciata sui social network, e poi tradotta in realtà dagli abitanti di decine di città occupate, di indossare un nastro con i colori della bandiera ucraina.

 

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