Vivere sotto ordine di demolizione

Marco Deligios, amico delle ACLI di Bergamo, da settembre è in Cisgiordania dove è tornato come volontario. Su substack tiene il suo diario di viaggio. 

Puoi seguirlo » a questo link

20 settembre 2026
Al-Walaja è un villaggio palestinese sulle colline a sud di Gerusalemme, a meno di un chilometro dalla linea dell’armistizio del 1949. Amministrativamente ricade nella municipalità di Gerusalemme.


Secondo le autorità israeliane, tutte le case sono prive del permesso di costruzione. D’altra parte, nell’Area C, sottoposta al controllo dell’esercito israeliano, ottenere un permesso è praticamente impossibile.


Su tutte le case del villaggio, senza eccezioni, pende un ordine amministrativo di demolizione. Alcuni abitanti hanno presentato ricorso ai tribunali israeliani. Altri si sono rassegnati e aspettano. In questo villaggio è stata eseguita la più alta percentuale di ordini di demolizione della Cisgiordania.

 

Se abiti qui non sai quando accadrà. Sai soltanto che una mattina arriverà un convoglio dell’esercito israeliano, composto da blindati e bulldozer, guidato da un ufficiale con in mano un ordine esecutivo.

 

Avrai appena il tempo di portare fuori gli oggetti più preziosi. L’ufficiale non aspetterà certo il camion dei traslochi. Sotto le macerie resteranno i mobili, i vestiti, i libri, i giocattoli: tutto ciò che non avrai potuto stringere tra le braccia uscendo.

 

Terminato il lavoro, il convoglio se ne andrà. Tu resterai lì, a guardare le macerie di quella che, fino a poche ore prima, era la tua casa. Forse potrai recuperare qualcosa, frugando tra le pietre, i mattoni, le piastrelle e i ferri contorti dei pilastri e dei solai.

 

Costruire la disperazione richiede una certa abilità: ti demoliremo la casa, ma non ti diremo quando.

 

Così passerai ogni notte tendendo l’orecchio, cercando di capire se il convoglio si fermerà davanti a casa tua oppure proseguirà verso quella del vicino.

 

L’incertezza serve anche a seminare il sospetto:

 

«Perché hanno demolito la mia casa e non la tua? Chi hai pagato perché ti risparmiassero?»

 

Ecco come si vive ad Al-Walaja.

 

Noi, che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, questa notte proviamo a tendere l’orecchio. Il convoglio potrebbe fermarsi davanti alla nostra porta.

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