La lingua italiana come strumento di inclusione
In un contesto sempre più multiculturale, la conoscenza della lingua italiana rappresenta un ponte fondamentale per favorire l’inclusione, la partecipazione attiva e la consapevolezza sociale. Per questo, come ACLI di Bergamo, abbiamo scelto di sostenere e promuovere corsi di italiano realizzati da una rete di enti con cui collaboriamo, realtà esperte e dedicate alla formazione linguistica e culturale.
Un sistema di alleanze per l’integrazione
Negli anni, abbiamo costruito un solido sistema di partnership con associazioni, scuole e centri di formazione che mettono le persone al centro, aiutandole a migliorare le proprie competenze linguistiche per vivere la società con più sicurezza e autonomia.
L’obiettivo è duplice: da una parte facilitare l’accesso a percorsi di apprendimento di qualità, dall’altra contribuire a creare un ambiente in cui la diversità diventi una risorsa e dove ogni individuo possa sentirsi protagonista del proprio percorso di integrazione.
L’apprendimento linguistico come opportunità
Crediamo che investire nell’apprendimento della lingua italiana significhi aprire porte verso nuove opportunità, relazioni e cittadinanza attiva. È un modo concreto per abbattere barriere, ridurre isolamenti e promuovere un dialogo vero, fatto di conoscenza e rispetto reciproco.
Due fronti d’azione: lingua e digitale
L’esperienza maturata negli anni dal Provinciale ACLI nell’organizzazione di corsi di lingua italiana e informatica — in collaborazione con Comunità Ruah — nasce da un bisogno concreto: le persone che incontriamo ogni giorno allo Sportello Lavoro spesso hanno difficoltà linguistiche e digitali che ostacolano il loro percorso di inclusione e inserimento professionale.
Da qui è nata la volontà di attivarsi su due fronti: da un lato, con la Rete degli Sportelli Informatici per il supporto digitale; dall’altro, con iniziative territoriali dedicate all’apprendimento della lingua italiana.
Un’esperienza virtuosa: il corso GOL con AxL Formazione
Nel giugno 2023, con AxL Formazione, abbiamo sperimentato il Programma GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori), ospitando nella nostra sede di Bergamo un corso gratuito di italiano per il lavoro. Un’opportunità concreta: fornire competenze linguistiche utili al lavoro e alla vita quotidiana, raggiungendo livelli come A2 o B1 del Quadro Europeo. I partecipanti sono poi stati accompagnati nella ricerca attiva del lavoro. Un esempio virtuoso di formazione mirata, costruita a partire dai bisogni reali delle persone.
Il progetto PRO PRO: oltre la lingua
Anche all’interno del progetto PRO PRO, si sta vivendo un’esperienza molto significativa nel supportare persone straniere che desiderano imparare l’italiano. Attraverso le segnalazioni ai corsi organizzati dai partner del progetto, è possibile accompagnare molti utenti in un percorso che va oltre la semplice formazione linguistica: un vero e proprio passo verso l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro. I corsi si svolgono in modo ciclico e le segnalazioni sono ancora aperte, permettendo di continuare a creare opportunità concrete per chi ha bisogno di migliorare la propria conoscenza della lingua.
Esperienze territoriali: tre storie di comunità
È in questo contesto che si inseriscono anche tre esperienze territoriali, attivate da circoli ACLI in collaborazione con reti territoriali e istituzioni scolastiche. Proviamo a raccontare queste storie con le parole preziose di chi li ha vissute.
Almenno San Salvatore: apprendere insieme, costruire relazioni
Ad Almenno S. Salvatore, da anni le ACLI lavorano fianco a fianco con Caritas per offrire piccoli gruppi di insegnamento dell’italiano. Tutto su base volontaria.
La partecipazione negli anni è andata via via aumentando, fino a raggiungere nel 2024-2025 il più alto numero di iscrizioni: oltre 30 persone, donne e uomini, giovani e meno giovani, provenienti da paesi europei ed extraeuropei. Un’opportunità di apprendimento della lingua italiana per i nostri allievi, ma anche un’occasione per costruire relazioni, legami, integrazione che arricchisce ciascuno di noi e l’intera comunità.
Quest’anno si è siglato un protocollo d’intesa con il CPIA 2, che ha permesso di avviare una collaborazione stabile, con corsi di formazione per i volontari, confronto periodico e — soprattutto — la possibilità per gli studenti di sostenere l’esame di certificazione linguistica:
alcuni nostri studenti hanno potuto sostenere e superare con buoni risultati gli esami di certificazione linguistica A2 e B1, un ulteriore significativo passo nella costruzione di percorsi di integrazione e inclusione sociale.
Un salto di qualità, reso possibile dal lavoro di squadra e dalla volontà di costruire ponti tra volontariato e istituzioni.
Come già detto, non è stato solo un percorso di apprendimento, ma anche un modo per stare insieme e conoscere altri costumi e tradizioni:
sabato 15 febbraio 2025, presso l’Oratorio di Almenno S.S., è stato un giorno di festa: con i nostri studenti abbiamo organizzato il pranzo condiviso, ciascuno ha cucinato con cura e attenzione un piatto tipico del proprio paese di origine e ha condiviso, attraverso il cibo, un pezzo del proprio mondo e della propria cultura.
Boltiere: un progetto in evoluzione
A Boltiere avevamo come progetto la storica proposta di un corso di italiano principalmente indirizzato alle donne. Tuttavia, abbiamo adattato il progetto alle nuove esigenze e al numero crescente di partecipanti (più di 50).
La maggior parte degli iscritti si è rivelata essere composta da giovani ragazzi la cui necessità principale era un approccio alla lingua utile al lavoro, ma anche alla continuazione del percorso scolastico. A questi si aggiungevano donne straniere che richiedevano sia un percorso di alfabetizzazione che momenti di socialità.
Per rispondere a queste nuove sfide abbiamo deciso di organizzare il corso dividendo le persone in quattro gruppi con diverso livello linguistico, offrendo a tutte un percorso più adatto e personalizzato. Dopodiché abbiamo potenziato il numero dei volontari e ci siamo avvalsi della collaborazione di insegnanti qualificati: una docente della Scuola ATAYA e un'insegnante del CPIA 2 di Treviglio.
Grazie a queste modifiche il progetto ha soddisfatto le esigenze espresse dagli utenti e ha potuto anche sviluppare proposte di relazioni e conoscenze sociali e civiche.
Mozzo: la relazione al centro con il metodo Penny Wirton
A Mozzo, l’esperienza si è ispirata al metodo Penny Wirton, che prevede un rapporto uno-a-uno tra volontario e studente. Questo approccio valorizza la relazione personale e l’apprendimento su misura, pur mantenendo numeri contenuti. Dopo una ricerca attiva di volontari, la risposta della comunità è stata entusiasta. Il corso si è avviato con grande partecipazione e spirito di accoglienza.
A.C., volontaria di Mozzo, racconta così la sua esperienza:
Il metodo Penny Wirton che io e le mie collaboratrici abbiamo attuato si è rivelato buono. Il rapporto personale viene naturale, ci si scambia informazioni sul reciproco modo di vivere e sulla famiglia e questo serve anche ad allargare la lezione, che spesso non è quella preparata, ma sicuramente quella che lascerà un ricordo di condivisione. Abbiamo potuto sostenere una signora nel superare l'esame A2, le era necessario per avere la cittadinanza. La soddisfazione più grande è essere riuscite a fare partecipare una ragazza 18enne ad un percorso di preparazione al lavoro, come addetta alla sala ristorante. Ed ora accompagnarla nella presentazione di curriculum sperando in un lavoro. Il coinvolgimento può esserci, personalmente lo sto sperimentando con una delle "alunne" che affronta la sua seconda gravidanza in un ambiente e con modalità completamente diverse dal suo paese d'origine, soprattutto con una burocrazia e modulistica a volte ostica anche noi italiani. Naturalmente dipende soprattutto da quanto tempo hai a disposizione. In certe giornate serve più a me che a lei, aiutarla dà un senso al mio tempo ed esclude la possibilità di solitudine. E so per certo che più di una collaboratrice lo fa per questo, per sentirsi un po’ meno sola.
Donne protagoniste del cambiamento
In tutte e tre le esperienze, le donne sono state le vere protagoniste: sono quasi sempre loro che frequentano, costruiscono reti, imparano, pongono domande, intrecciano relazioni. Tanti momenti passati insieme, molte origini diverse, un solo grande desiderio condiviso: sentirsi parte.
Queste esperienze sono state diverse per metodi, strumenti e contesti, ma tutte profondamente radicate nel territorio. Sono esempi concreti di come le ACLI possano fare rete, rispondere ai bisogni, e aprire nuove possibilità di crescita, integrazione e cittadinanza. E ora, la sfida è condividerle, raccontarle, e magari... replicarle altrove.
