"Cercare #Lavoro a Bergamo"

“Cercare #Lavoro a Bergamo”: un laboratorio tra relazioni, competenze e inclusione

 

di Noemi Cucinotta e Gloria Pasinelli

Area Lavoro e Welfare ACLI Bergamo Aps

 

Nell’ambito di PRO PRO: Progettiamo Professionalità, negli ultimi due anni ha preso forma un percorso di progettazione partecipata per la realizzazione di laboratori dedicati allo sviluppo delle competenze trasversali. L’obiettivo era ambizioso: aumentare l’occupabilità dei partecipanti, rafforzando in particolare le competenze relazionali, la capacità di raccontarsi efficacemente e affrontare con più consapevolezza i colloqui di lavoro, oltre che potenziare le occasioni di inserimento lavorativo tramite reti sociali e relazioni. Ma anche dedicare un momento alla riflessione sul significato e l’impatto che ha nelle nostre giornate il lavoro.

 

Una progettazione condivisa

Il percorso è nato grazie a un lavoro di équipe interdisciplinare, che ha coinvolto rappresentanti di ACLI, Fondazione Angelo Custode e AxL – Agenzia per il lavoro insieme a docenti di italiano L2 e mediatrici interculturali di Comunità Ruah. Fin dall’inizio, è stato chiaro che il laboratorio doveva essere accessibile, interattivo e centrato sulle esigenze reali delle persone. Si è così scelto di utilizzare strumenti come il racconto autobiografico della propria storia lavorativa, in grado di favorire il confronto tra i partecipanti e prepararli a raccontarsi con efficacia.

Per definire i contenuti dei laboratori, si è lavorato a un questionario di pre-orientamento, da somministrare agli utenti segnalati dagli Sportelli Lavoro ACLI e dai corsi di Scuola Ataya. Il questionario, costruito con l’aiuto di tutta l’équipe, è stato tradotto anche in formato audio in dieci lingue e dialetti (Marocchino, Egiziano, Spagnolo, Francese, Pidgin English, Wolof, Urdu, Hindi, Bangla, Punjabi), per garantire la massima inclusività.


I primi laboratori: tra contenuti e sperimentazioni

Dopo tanti mesi di progettazione si è individuato nei CTE (Centri Tutte le Età) lo spazio ideale per accoglienza, centralità e possibilità di raggiungere facilmente i partecipanti. La struttura degli incontri si è articolata in due momenti principali: una plenaria introduttiva, condotta da Angelo Custode e AxL, in cui sono stati presentati i temi del lavoro come bisogno e desiderio, le politiche attive e il funzionamento dei servizi per l’impiego. In una seconda parte, in piccoli gruppi e con il supporto di mediatrici culturali, si è lavorato a partire dalle immagini presenti nel questionario e si è sviluppata una discussione guidata sui temi emersi: il valore attribuito al lavoro, i desideri, le aspettative e le barriere da affrontare.

Questa suddivisione si è rivelata molto efficace, soprattutto grazie al ruolo centrale giocato dalla mediazione interculturale, che ha permesso una partecipazione attiva e rispettosa delle diverse lingue e culture e la costruzione di un clima di fiducia.

La partecipazione è sempre stata alta e si è creata un’atmosfera positiva anche grazie a momenti informali come il pranzo condiviso, che ha coinvolto anche bambini e anziani, non target diretto del laboratorio.

 

Un percorso che continua

L’esperienza del primo laboratorio ha coperto circa la metà delle persone da raggiungere secondo gli obiettivi di progetto, lasciando spazio per organizzare i successivi con maggiore calma e consapevolezza. È emersa la necessità di semplificare ulteriormente slide e testi e di avere informazioni concrete su quali siano i servizi disponibili sul territorio (molti non conoscevano, ad esempio, la Legge 68 o i corsi di lingua) e sui documenti fondamentali da avere.

Tra le azioni che abbiamo previsto:

  • la preparazione di materiali ancora più accessibili, condivisi in anticipo con le mediatrici;
  • l’introduzione di un questionario finale per rilevare gradimento e comprensione;
  • l’organizzazione di esercizi di verifica, come ordinare i passi per cercare lavoro o riconoscere i documenti principali tramite facsimili;
  • la possibilità di attivare percorsi individuali di orientamento e follow-up, per non lasciare cadere nel vuoto quanto costruito.

Grande attenzione è stata posta anche al tema della conciliazione vita personale-vita lavorativa, particolarmente sentito dalle donne, e alla richiesta di momenti formativi in fasce serali o nel fine settimana, per raggiungere anche chi ha già un’occupazione o altri impegni.


Terzo laboratorio: confronto sul valore del lavoro in una classe multiculturale

Il ciclo di laboratori si è concluso lo scorso giugno con un terzo appuntamento organizzato in una forma leggermente diversa rispetto ai precedenti: due incontri da un’ora ciascuno, inseriti all’interno di una classe di italiano di livello A2-B1 presso il Parco Olmi di Bergamo.

La classe, composta da 11 persone provenienti da contesti e Paesi diversi – Ucraina, Filippine, Senegal, Spagna, Argentina, Moldavia, Russia, Nigeria e Marocco – si è dimostrata molto partecipe e coinvolta. Quattro studenti sono attualmente occupati, di cui due fortemente motivati a migliorare la propria posizione lavorativa. Gli altri partecipanti, sebbene in cerca di occupazione, possiedono titoli di studio significativi (medicina, odontoiatria, psicologia, analisi finanziaria), che purtroppo non sono riconosciuti in Italia.

Durante gli incontri abbiamo utilizzato le slide già predisposte per i laboratori precedenti, approfondendo i contenuti con un focus specifico sul tema del valore del lavoro, a partire dalle esperienze e dai bisogni emersi all’interno del gruppo. L’obiettivo era stimolare il confronto, valorizzare i percorsi di ciascuno e riflettere insieme su aspettative, ostacoli e desideri legati all’ambito lavorativo.

Il riscontro è stato molto positivo: la discussione si è rivelata autentica, ricca e partecipata, confermando l'importanza di creare spazi in cui l’apprendimento linguistico si intreccia con la crescita personale e relazionale.

 

In conclusione, questi laboratori si sono rivelati un’esperienza preziosa, non solo per i contenuti trasmessi ma per la comunità che si è creata. Un progetto che, attraverso ascolto, mediazione e cura delle relazioni, ha messo al centro le persone e il loro diritto a costruire un futuro lavorativo dignitoso e consapevole.

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