Previdenza Next Gen: il Patronato ACLI sul futuro delle pensioni

Il Presidente nazionale del Patronato ACLI, Paolo Ricotti, è intervenuto, giovedì 20 novembre, in occasione del seminario “Previdenza Next Gen”, portando al centro del dibattito il tema della flessibilità previdenziale. Ricotti ha ribadito la necessità di un vero “pacchetto flessibilità”, capace di restituire stabilità, certezza e inclusività al sistema pensionistico italiano. La proposta prevede di consentire l’uscita dal lavoro tra i 63 e i 65 anni, con almeno 20 anni di contributi, stabilendo un assegno calcolato proporzionalmente all’età di accesso. Si tratta di un approccio che intende superare le soluzioni temporanee e selettive degli ultimi anni, restituendo equità e diritti certi a tutti i lavoratori.


Ricotti ha sottolineato l’urgenza di reintrodurre criteri strutturali e universali di flessibilità, evidenziando come l’eccessiva selettività o penalizzazione nel calcolo svuoti la natura stessa delle prestazioni previdenziali pensate per garantire una vera flessibilità in uscita. Ne è prova la drastica riduzione delle adesioni a misure come Opzione Donna e Quota 103, che negli ultimi due anni ha registrato crolli rispettivamente dell’82% e del 95%.


Forte l’appello per l’introduzione di una pensione minima di garanzia nel sistema contributivo, al fine di scongiurare situazioni di grave disagio economico. Ricotti ha portato un esempio concreto: “Una vedova, il cui marito ha versato 10 anni di contributi nel sistema contributivo con una retribuzione annua lorda di 28 mila euro, percepisce una pensione di reversibilità di soli 178 euro lordi al mese; con i due figli, l’importo sale a 298 euro. Una situazione che mette intere famiglie sull’orlo della povertà e dimostra la necessità di introdurre una modifica normativa strutturale di tutela.”


Il Presidente ha sottolineato come la Previdenza Complementare vada rilanciata per favorire equità e inclusione. Tra le principali proposte illustrate, spiccano: l’iscrizione automatica ai Fondi Pensione di categoria all’assunzione, con contributo del datore di lavoro e un periodo di “prova” prima dell’adesione definitiva; l’attenzione ai giovani con l’introduzione dell’educazione previdenziale nelle scuole e nei primi mesi di lavoro e la detraibilità dei loro contributi. Serve promuovere una nuova cultura previdenziale.


«La previdenza è una delle principali tenute sociali del Paese: nasce da una visione solidaristica e rappresenta una conquista democratica che tiene insieme la comunità ed elimina le diseguaglianze» – ha detto nel suo intervento Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle ACLI. – «Oggi, però, questo equilibrio è in parte smarrito: troppe differenze – economiche, di genere e generazionali – amplificano le fragilità invece di ridurle. È per questo che servono politiche lungimiranti, capaci di guardare ai prossimi 20 o 30 anni. Purtroppo, la politica di oggi è troppo spesso schiacciata sul tornaconto immediato e finisce per soffocare ogni ambizione di miglioramento del futuro».


«La previdenza, però, non è solo norme: è solidarietà» – ha continuato Manfredonia. – «Per questo occorre un grande patto educativo e informativo – tra sindacati, associazioni dei lavoratori, organizzazioni datoriali, istituzioni pubbliche, patronati e mondo universitario – affinché ogni persona possa comprendere fino in fondo il proprio destino previdenziale. E questo va accompagnato da politiche integrate su lavoro, integrazione, autosufficienza, sanità, natalità: temi su cui le ACLI studiano e si impegnano da sempre. Perché solo uno sguardo complessivo consente di costruire un sistema capace di futuro».


Per approfondire, comprese le video interviste al seminario:

» https://www.adnkronos.com/economia/

» https://www.adnkronos.com/speciali/previdenza_next_gen/


Per rivedere l'incontro completo

» Video seminario Previdenza Next Gen


Immagine dal sito www.adnkronos.com

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