La conferenza stampa di "Riscaldiamo l'inverno"
Anche per l’anno 2025, l’Osservatorio Vulnerabilità e Resilienza promosso dalle ACLI lombarde ha prodotto un rapporto che evidenzia l’emersione di numerose criticità che colpiscono, ciascuna a suo modo, una o più fasce della popolazione, tanto a livello regionale quanto provinciale. Il quadro che ne risulta vede tre profili, due dei quali particolarmente soggetti a vulnerabilità, utili per riflettere sulle condizioni del nostro sistema socioeconomico: le famiglie monogenitroiali e le coppie con figli, i giovani e gli over 65. I dati di seguito riportati forniscono un’idea più precisa sul tipo di dinamiche che stanno colpendo il nostro tessuto sociale.
In primo luogo, un dato significativo riguarda i redditi bergamaschi. In media, i redditi equivalenti a valore costante sono diminuiti, nel corso degli ultimi cinque anni, del 4,2%, essenzialmente a causa dell’inflazione (contro una media lombarda di -4,6%). Il calo è stato più contenuto per i lavoratori (-2,9% a livello provinciale, rispetto al -4,2% a livello regionale). Parallelamente, è aumentata la sperequazione dei redditi, con il 20% più povero dei contribuenti che nel 2023 ha registrato in media un reddito pari al 18,8% di quello del 20% più ricco (la percentuale era del 21,3% nel 2019). Tali disuguaglianze sono leggermente inferiori a quelle registrate a livello regionale (dove la percentuale nel 2023 è pari a 17,6%).
Tra il 2019 e il 2023 si è poi registrato un aumento di tutte le voci di spesa. In particolare, nella provincia di Bergamo il valore medio delle spese per immobili è cresciuto del 32,4% e quello delle spese sanitarie è aumentato del +11,7% (contro il +6,3% a livello regionale). L’incremento è stato più contenuto per le spese per istruzione e sport (+5,0%). Tale aumento si è tradotto solo parzialmente in un incremento del peso delle diverse voci di spesa sul reddito dei contribuenti, rimasto pressoché stabile tra il 2019 e il 2023.
Tra gli occupati lombardi, nel 2023 il 27,8% era caratterizzato una situazione occupazionale in «movimento» rispetto al 2022: di essi il 41,3% ha trovato lavoro o aumentato le ore lavorate, contro un 25,8% che lo ha perso o ha diminuito l’impegno. Bergamo e Cremona, le province con più alti tassi di occupazione della Lombardia, sono anche quelle con un maggior turn over occupazionale.
Sono stati poi presentati i dati ricavati da questionari elaborati nel 2025. Da questi risulta che oltre un terzo di tutti gli intervistati (36%) sostiene oneri di cura: il 10% nei confronti di bambini (figli) il 23% nei confronti di anziani (genitori). Gli oneri di cura, talvolta anche multipli, impattano sulla conciliazione tempo-lavoro: Sono soprattutto le donne a cambiare lavoro, ridurre l’impegno orario o lasciare completamente il proprio impiego (differenza particolarmente marcata tra chi si occupa di bambini). Il livello di istruzione funge in qualche modo da fattore protettivo: chi ha un diploma o una laurea tende a rimodulare l’impegno lavorativo (cambiando occupazione o riducendo le ore), chi ha più basse qualifiche è costretto con più probabilità a lasciare il lavoro perché non può permettersi un supporto di altro tipo (badante o baby-sitter).
Si è inoltre indagata la situazione dei contribuenti con figli a carico in età scolare, corrispondente al 30% dei rispondenti. Di questi, il 60% dichiara un aumento delle spese per l’istruzione rispetto all’anno precedente, specie se non occupati o con bassi titoli di studio. La motivazione principale risiede in un aumento generalizzato della spesa (73,5%), in parte imputabile anche all’aumento dei servizi e beni correlati, quali mensa e libri di testo, Oltre ad aumentare in termini assoluti, le spese impattano in maniera significativa sui redditi delle famiglie: per il 47% dei contribuenti con i redditi più bassi (inferiori a 10.000 euro/anno) incidono per oltre il 30%. Il 27% dei rispondenti dichiara, inoltre, di aver dovuto rinunciare o limitare l’accesso a servizi extrascolastici per i figli nell’ultimo anno; a risentirne maggiormente sono state le attività sportive e ludico-ricreative.
Da ultimo, è stato realizzato un focus sul tema abitativo. Più di quattro quinti del campione abita in una casa di proprietà, mentre l’affitto/usufrutto riguarda solo il 17%, meno della media italiana, che è pari al 25%, secondo gli ultimi dati EUSILC Istat. Ma vivere in affitto è diventato un fattore di vulnerabilità crescente, anche per i cittadini lombardi. A vivere in affitto, infatti, sono soprattutto giovani e persone con redditi bassi (fino a 20.000), con basso grado di istruzione e frequentemente famiglie monogenitore. Per questi individui, i costi per l’abitare superano il 50% del reddito, ben distante dalla soglia di sostenibilità del 30%.
Il rapporto OVeR, pertanto, fa luce su problematiche concrete di sempre maggiore impatto per la vita dei contribuenti lombardi. Prendere coscienza di queste realtà è il primo passo da fare per poter fare qualcosa in merito.
Vi invitiamo, pertanto, a consultare i rapporti completi e dettagliati sul sito web dell’Osservatorio:
