Patrick Zaki e Mimmo Lucano a Molte Fedi

C’è un filo sottilissimo tra coscienza e norma, tra legge e desiderio. Il confine è fragilissimo ed è sempre sospeso tra la vertigine della libertà e il baratro della condanna. 

 

Un bene possibile, ma che talvolta appare scomodo e incrinato. E forse l’autenticità risiede proprio tra la cura del dettaglio e lo sguardo ampio e lungimirante. 

 

Molte Fedi piacciono questi terreni scoscesi, queste creste frastagliate e aguzze da affrontare con perizia ed audacia. Anche quest’anno, infatti, nel cartellone della rassegna troviamo dei testimoni, dei “disobbedienti”: uomini che, pur di rivendicare dei diritti più che mai necessari, scelgono di porsi in conflitto con la legge.

 

Dopo aver ospitato nel 2019 Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, il filo si riannoderà venerdì 30 settembre con Patrick Zaki, lo studente, attivista e ricercatore egiziano liberato nel dicembre scorso dopo 22 mesi di carcere. Il processo, tuttavia, è ancora in corso: tre sono stati i rinvii a giudizio (il primo il 7 aprile, il secondo il 21 giugno e il prossimo il 27 settembre) che l’hanno costretto a partecipare alla rassegna solo da remoto, in diretta streaming sui canali online di Molte Fedi.

 

Il 7 febbraio 2020 Patrick Zaki, studente egiziano del Gemma (Master Erasmus Mundus che si occupa di Women’s and Gender Studies) dell’Università di Bologna, viene fermato all’Aeroporto del Cairo, appena atterrato con un volo proveniente dall’Italia. Nel suo paese avrebbe dovuto trascorrere solo una vacanza in compagnia dei suoi cari in una breve pausa accademica. E invece è iniziato l’incubo. Dopo diverse ore di sparizione forzata, ricompare il giorno dopo, 8 febbraio, di fronte alla procura della città di Mansura per la convalida dell’arresto. Il mandato di cattura contiene le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo. Da lì in poi un calvario infinito. Dopo estenuanti rinvii, le prime due udienze del processo si tengono però solo a luglio. Nella seconda, quella di domenica 26, il giovane studente – visibilmente dimagrito – incontra i suoi avvocati per la prima volta dal 7 marzo. Il 25 agosto 2020, sempre per la prima volta da marzo, vede sua madre, per un breve colloquio. Il 7 dicembre il giudice della terza sezione del tribunale antiterrorismo del tribunale del Cairo annuncia il rinnovo per 45 giorni della custodia cautelare. La vicenda, dopo ulteriori vicissitudini, ha poi visto la scarcerazione di Patrick l’8 dicembre 2021.

 

Questo, tuttavia, non ha coinciso con la libertà. Patrick non può uscire dal suo paese, non può continuare a fare la sua ricerca nei luoghi in cui dovrebbe farla. E viene privato del diritto a provare la sua innocenza. La serata del 30 settembre, nata in collaborazione con il Festival della Missione di Milano, sarà un momento intenso, una testimonianza lucida sul “coraggio di essere liberi”, titolo dell’incontro. 

 

Il filone della tenacia civile non si ferma qui: in occasione della quindicesima edizione della rassegna sarà ospite anche Mimmo Lucano, che nella serata di martedì 11 ottobre alle ore 20.45 si racconterà presso la Chiesa del Patronato San Vincenzo.  

 

L’ex sindaco di Riace, che tra il 2004 e il 2018 ha messo in piedi un innovativo sistema di accoglienza dei migranti, è stato arrestato nell’ottobre 2018 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e poi condannato nel settembre 2021 a 13 anni e 2 mesi di carcere con l’accusa di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

 

Riace, alla fine degli anni Novanta, era un paese in cui non esistevano quasi più né l’agricoltura, né l’allevamento. L’unica possibilità per i pochi abitanti rimasti era fuggire. Poi il sistema di accoglienza diffuso creato da Lucano ha cambiato tutto e le case del centro, da tempo abbandonate, si sono ripopolate. 

 

Centinaia di rifugiati hanno potuto ricostruire le loro famiglie e hanno rimesso in moto l’economia del paese. Dopo la condanna, i progetti di accoglienza sono stati chiusi e il paese di nuovo spopolato. Tuttavia Lucano non ha mai smesso di credere nella sua idea: ogni comunità deve fondarsi sul rispetto della dignità umana. 

 

La domanda che si agita è: si può infrangere una legge ingiusta? Come rassegna vogliamo abitarla, solcarla. Ascoltando le voci di chi ci mette alla prova e di chi provoca la nostra democrazia e il nostro vivere civile.

 

Per aggiornamenti e informazioni sugli altri appuntamenti: www.moltefedi.it  

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