Un progetto in cammino contro la povertà energetica

Riscaldiamo l’Inverno 3.0: un progetto in cammino contro la povertà energetica

Ottanta famiglie coinvolte e una rete territoriale al lavoro tra sostegno alle bollette, accompagnamento e riduzione dei consumi


20 luglio 2026


“Riscaldiamo l’Inverno 3.0” è arrivato a una fase importante del proprio percorso. Le prime famiglie sono state accompagnate nel pagamento delle bollette, la rete territoriale si è progressivamente consolidata e sono state avviate le attività formative e di sensibilizzazione. Il progetto entra ora in una nuova fase, dedicata anche alla valutazione di interventi capaci di migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni e di ridurre nel tempo i consumi domestici.


Promosso dalle ACLI di Bergamo insieme a Caritas Bergamasca-Fondazione Diakonia e alla Società San Vincenzo de Paoli ODV, il progetto nasce dalla volontà di affrontare la povertà energetica non soltanto come una difficoltà economica legata al pagamento delle utenze, ma come una forma concreta di esclusione sociale. Non riuscire a riscaldare adeguatamente la propria casa, dover limitare consumi essenziali o utilizzare elettrodomestici obsoleti e poco efficienti incide infatti sulla qualità della vita, sulla salute e sulla serenità delle famiglie.


L’iniziativa raccoglie e sviluppa l’esperienza avviata dalle ACLI nel 2022, che negli anni precedenti ha permesso di sostenere più di 300 nuclei familiari della provincia di Bergamo. Con questa nuova edizione si è scelto di costruire un intervento più strutturato, nel quale il contributo economico viene affiancato da attività di ascolto, formazione, accompagnamento e sensibilizzazione.


I fondi per sostenere l'iniziativa sono stati garantiti da Fondazione Banco dell'Energia, Fondazione della Comunità Bergamasca, Fondazione MIA, oltre che da una campagna di raccolta fondi.


L’obiettivo iniziale era coinvolgere almeno 75 nuclei familiari. A metà del percorso, le famiglie segnalate e inserite nel progetto sono oltre 80: un risultato che supera il target previsto e mostra la capacità degli enti partner e dei volontari di intercettare un bisogno presente in numerosi territori della provincia.

Le situazioni incontrate sono molto diverse tra loro. Tra le famiglie segnalate, 25 vivono una condizione di precarietà lavorativa o disoccupazione, 17 sono famiglie numerose e 13 sono nuclei monoparentali. In 13 famiglie è presente almeno una persona con più di 65 anni. 40 nuclei hanno figli minorenni e, tra questi, 15 ne hanno almeno 3.


Anche le provenienze linguistiche restituiscono una platea composita e multiculturale. La lingua madre più ricorrente è l’italiano, seguita dall’arabo, dallo spagnolo e dall’inglese. Le segnalazioni provengono da tutta la provincia: Bergamo, Sarnico, Treviglio, Pedrengo, Curno, Bonate Sopra, Verdellino, Seriate, Mapello e altri comuni, confermando la diffusione della povertà energetica in contesti urbani, periurbani e territoriali differenti.

Dall’ascolto al pagamento delle bollette

Il percorso delle famiglie è stato organizzato in tre fasi. La prima riguarda l’accesso al progetto e la raccolta delle informazioni. Attraverso gli sportelli degli enti partner, i volontari incontrano le persone, ascoltano i loro bisogni e le accompagnano nella compilazione di un formulario dedicato alla situazione familiare, economica e abitativa e alle spese energetiche sostenute.

Una segreteria attivata appositamente per il progetto verifica quindi la completezza delle domande e della documentazione. Rispetto alle precedenti edizioni, l’utilizzo di moduli e strumenti digitali ha permesso di rendere la raccolta dei dati, l’archiviazione e il monitoraggio delle richieste più ordinati e tracciabili. Questa organizzazione ha richiesto un maggiore impegno iniziale da parte dei volontari, ma sta rendendo più fluido il processo di valutazione e di erogazione dei contributi.

La seconda fase prevede la sottoscrizione di un patto di responsabilità energetica e l’incontro con un Tutor per l’Energia Domestica. Il patto non ha valore giuridico, ma rappresenta uno strumento utile per coinvolgere attivamente la famiglia nel percorso e per rafforzare la consapevolezza rispetto ai consumi e alle spese domestiche.

Una volta approvata la richiesta, il contributo viene erogato attraverso il pagamento diretto delle bollette ai fornitori di luce e gas, con particolare riferimento alla stagione invernale 2025-2026.

Il sostegno è costruito secondo un modello di corresponsabilità. Per ogni famiglia il progetto copre il 60% dell’importo; un 20% rimane a carico della famiglia e il restante 20% viene reperito attraverso l’attivazione della rete territoriale, per un valore complessivo delle bollette pagate che ha superato i 30 000 €.

Questa modalità permette di utilizzare in modo più sostenibile le risorse disponibili e, allo stesso tempo, coinvolge famiglie, volontari, enti e comunità locali nella costruzione della risposta. In questa direzione sono state promosse anche iniziative territoriali, raccolte fondi e campagne di crowdfunding.








I volontari come antenne sociali

Uno degli elementi centrali di “Riscaldiamo l’Inverno 3.0” è il ruolo dei volontari. Il loro compito non si limita alla raccolta dei documenti o alla segnalazione delle famiglie. Attraverso l’ascolto e la prossimità, i volontari diventano vere e proprie antenne sociali, capaci di riconoscere bisogni che spesso vanno oltre la difficoltà di pagare una bolletta.

Durante gli incontri emergono situazioni di precarietà lavorativa, problemi di salute, fragilità familiari e relazionali, condizioni abitative poco adeguate o difficoltà nella gestione dei consumi e delle spese domestiche. Il progetto diventa così una porta d’ingresso attraverso la quale leggere la situazione complessiva della famiglia e, quando possibile, attivare ulteriori risorse e collegamenti territoriali.

Parallelamente, prosegue la formazione dei volontari interessati a diventare Tutor per l’Energia Domestica. I tutor accompagnano le famiglie nella lettura delle bollette, nella comprensione delle diverse voci di spesa e nell’analisi dei consumi, aiutandole a individuare comportamenti quotidiani capaci di limitare gli sprechi.

Nuove volontarie si stanno aggiungendo al gruppo e il percorso formativo è ancora in corso. Il rafforzamento di questa squadra rappresenta uno degli obiettivi della seconda parte del progetto.

Dal contributo economico al miglioramento delle abitazioni

La terza fase è attualmente in avvio e riguarda la valutazione di possibili interventi di miglioramento energetico nelle abitazioni. Nel corso degli incontri con le famiglie sono infatti emersi bisogni concreti legati alla presenza di elettrodomestici vecchi, inefficienti o non più adeguati.

Per alcune situazioni verrà quindi valutata la possibilità di sostituire un elettrodomestico obsoleto con un modello a minori consumi per rendere più sostenibili nel tempo le spese energetiche delle famiglie.

Comprendere la povertà energetica

Accanto al sostegno diretto, il progetto sta portando avanti un lavoro culturale e di sensibilizzazione. La povertà energetica non può infatti essere compresa separandola dalle trasformazioni ambientali, dalle crisi internazionali e dall’andamento dei prezzi dell’energia.

Cambiamento climatico, crisi geopolitiche e povertà energetica sono strettamente collegati.
È dalla fine di maggio che la Pianura Padana si trova nella morsa del caldo, con temperature che di giorno superano spesso i 35 gradi. Anche in provincia di Bergamo abbiamo sperimentato due precipitazioni estreme in poco più di un mese e diversi blackout.


Questi fenomeni non sono maltempo: sono effetti del cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico è causato dall’utilizzo dei combustibili fossili, che sono concentrati in un numero ristretto di Paesi e che devono passare attraverso territori e bracci di mare facilmente esposti ai conflitti. È il caso dello Stretto di Hormuz, dove Stati Uniti e Iran sono tornati a combattersi.

Ogni conflitto per i combustibili fossili aumenta i costi del carburante e delle bollette per le famiglie, in particolare per quelle già vulnerabili, che fanno sempre più fatica a sostenere le spese e a proteggersi dal caldo estremo.

Per spiegare questa relazione tra conflitti, energia e povertà, “Riscaldiamo l’Inverno” ha tenuto un ciclo di quattro incontri insieme a Francesco Mazzucotelli, professore presso l’Università di Pavia, che ha guidato i partecipanti a scoprire come mai l’interruzione del passaggio di petrolio e gas metano attraverso lo Stretto di Hormuz abbia causato un aumento così marcato dei costi dell’energia, che si è riflesso sul potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Particolarmente significativo è stato l’evento di sabato 11 luglio. All’interno del progetto, i circoli ACLI della Valle Brembana e della Valle Imagna, insieme a Caritas e Conferenza San Vincenzo, hanno organizzato una giornata di riflessione sul tema della povertà energetica nella cornice del Santuario del Perello, ad Algua.

Dopo la messa e la visita guidata a cura di don Roberto Falconi, gli enti partner hanno raccontato il lavoro svolto in Valle Brembana e Valle Imagna dal progetto, che sta aiutando diverse famiglie con il pagamento delle bollette e la sostituzione di un elettrodomestico obsoleto, prima di lasciare spazio all'approfondimento di Francesco Mazzucotelli.

Il ciclo di incontri ha consentito di portare la riflessione in diverse zone della provincia, collegando il bisogno immediato delle famiglie con le dinamiche globali che influenzano i prezzi dell’energia. Un passaggio importante per mostrare come la povertà energetica non sia soltanto una questione individuale, ma un problema collettivo che coinvolge scelte economiche, politiche ambientali e responsabilità condivise.

L’educazione parte anche dalle scuole

La dimensione educativa del progetto ha coinvolto anche il mondo scolastico. In un liceo scientifico è stata sperimentata un’attività realizzata insieme ai Game Masters della Cooperativa San Martino e basata su un gioco cooperativo dedicato alla crisi climatica e alla responsabilità energetica.

Attraverso il gioco, gli studenti hanno potuto confrontarsi con gli effetti delle scelte individuali e collettive e comprendere quanto la collaborazione sia necessaria per affrontare problemi complessi come la crisi ambientale. L’esperienza ha avuto un riscontro positivo e rappresenta una delle attività che il partenariato intende riproporre nel prossimo anno scolastico, coinvolgendo nuovi istituti.

È inoltre in corso la produzione di materiali divulgativi rivolti alle famiglie e ai volontari. In collaborazione con Scuola Ataya si sta lavorando per tradurre e adattare i contenuti in un linguaggio più semplice e accessibile, prestando attenzione anche alla realizzazione di tracce audio che possano accompagnare la lettura.

Questi strumenti saranno utilizzati nella fase dedicata agli interventi nelle abitazioni e nella formazione dei volontari, ma potranno trovare applicazione anche nei percorsi di italiano rivolti alle persone di recente immigrazione.

Una rete che continua a crescere

Il coordinamento tra ACLI, Caritas e San Vincenzo è garantito da un tavolo di regia che, nei periodi più intensi, si è riunito anche settimanalmente. Questo confronto consente di condividere le decisioni, analizzare le situazioni particolari e monitorare l’andamento delle diverse attività.

Il progetto ha inoltre avviato una collaborazione con Manger No Profit, nonchè un dialogo con lo Sportello Energia e Clima del Comune di Bergamo, collegando il sostegno alle famiglie alle più ampie politiche cittadine dedicate alla transizione energetica, alla riduzione dei consumi e alla neutralità climatica.

A metà del cammino, “Riscaldiamo l’Inverno 3.0” ha quindi raggiunto e superato il proprio obiettivo quantitativo, ma molte attività devono ancora essere completate. Nei prossimi mesi proseguiranno l’accompagnamento delle famiglie, la sostituzione degli elettrodomestici individuati, la formazione dei nuovi tutor e la produzione dei materiali divulgativi.

Verrà inoltre approfondito il tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili, come possibile strumento di partecipazione e di contrasto alla povertà energetica.

Il progetto continua così a svilupparsi come un intervento educativo, comunitario e generativo. Parte dal bisogno urgente di pagare una bolletta, ma prova ad andare oltre: aiutare le famiglie a comprendere i propri consumi, migliorare la qualità dell’abitare e costruire, insieme alle comunità territoriali, risposte più consapevoli e durature.          

Per essere parte della rete di sostenitori di Riscaldiamo l'inverno è possibile visualizzare maggiori dettagli » a questo link

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