Il Vangelo non può essere fascista

di Daniele Rocchetti

Il fascismo ha soppresso scoutismo e Azione Cattolica, ha spiato e torturato preti. Per questo molti cattolici sono entrati nella Resistenza. Fascismo e Vangelo non possono stare insieme. A proposito di una presa di posizione del Vescovo di Ascoli Piceno, Gianpiero Palmieri.


Memoria e responsabilità
Ci sono parole che dovrebbero essere superflue. E invece, a volte, la storia costringe a pronunciarle di nuovo. “Non possiamo non dirci antifascisti”, ha scritto il vescovo di Ascoli Piceno a proposito di una polemica nata attorno alla “pastasciutta antifascista” organizzata dall’ANPI. Non è uno slogan. Non è una presa di posizione elettorale. È una professione di memoria, di fede e di responsabilità. Il paradosso è che questa affermazione oggi scandalizza qualcuno.

Come se l'antifascismo fosse diventato una bandiera di parte e non il terreno comune sul quale è nata la Repubblica. Come se ricordare ciò che il fascismo ha rappresentato fosse un gesto ideologico e non un dovere civile e cristiano.

La forza della lettera di mons.Palmieri sta proprio qui. Il vescovo rifiuta che la Chiesa venga identificata con un partito politico. Le parrocchie non sono sezioni di partito e la comunità cristiana non può essere “tirata per la giacchetta”. Ma, proprio perché non appartiene a nessuno schieramento, la Chiesa non può tacere quando sono in gioco la dignità della persona, la libertà, il bene comune e la verità della storia.

Per il credente è questione di coscienza. Coscienza politica
C'è una differenza decisiva tra fare politica e avere una coscienza politica. La prima appartiene ai partiti. La seconda appartiene ai cristiani. Il Vangelo non consegna programmi di governo, ma giudica ogni potere.

E il fascismo, nella sua essenza, è stato la negazione di ciò che il Vangelo afferma: la libertà della persona, il primato della coscienza, il rispetto dell'altro, il rifiuto dell'idolatria dello Stato e della violenza.

Per questo il vescovo ricorda una storia che qualcuno vorrebbe dimenticare: le libertà soppresse, l'Azione Cattolica perseguitata, lo scoutismo abolito, le leggi razziali, i sacerdoti spiati, torturati e perfino uccisi, i cattolici che entrarono nella Resistenza non per aderire a un'ideologia, ma per fedeltà al Vangelo e alla dignità dell'uomo.

Se “Dio, patria e famiglia” fa dimenticare il Vangelo
Colpisce anche un'altra osservazione, tanto semplice quanto coraggiosa. Espressioni come “Dio, patria e famiglia” non diventano evangeliche solo perché evocano parole care alla tradizione. Se vengono separate dal Vangelo, dalla Costituzione e dall'attenzione ai poveri, possono trasformarsi in strumenti di esclusione anziché di comunione. È un richiamo severo, ma profondamente cristiano: nessuna identità vale più della persona umana.

La lettera del vescovo cita Paolo VI, Pio XI, Giorgio La Pira, Tina Anselmi, Aldo Moro. Non richiama i maestri di una parte politica, ma alcune delle figure più alte del cattolicesimo italiano. È un filo rosso che attraversa il Novecento e arriva fino a noi: quando il potere pretende di assolutizzarsi, il cristiano non può inginocchiarsi. Deve resistere. È questo il punto che oggi dovrebbe interpellare tutti. Non perché il fascismo stia tornando nelle forme del Ventennio, ma perché ogni volta che si indebolisce la memoria si apre la strada alla banalizzazione del male. Ogni volta che si riduce l'antifascismo a una parola di parte si dimentica che esso nacque come risposta morale e civile a un sistema che aveva negato libertà, perseguitato gli oppositori, umiliato la persona e trascinato il Paese nella tragedia della guerra.

L’antifascismo non è tessera di paritito. Ha a che pare con Vangelo e Costituzione
L'antifascismo, allora, non è una tessera politica. È il nome che la nostra democrazia ha dato alla difesa della dignità umana. Per un cristiano, questa convinzione nasce ancora prima della Costituzione: nasce dal Vangelo. Per questo la frase conclusiva del vescovo non divide, ma chiarisce. L'insegnamento della Chiesa, scrive, “non può che essere anche antifascista”. Non perché la Chiesa debba scegliere una parte, ma perché ha già scelto Cristo. E Cristo non è mai dalla parte dell'oppressione, dell'odio, del razzismo, della violenza o dell'idolatria del potere. È sempre dalla parte dell'uomo.

Chi considera questa una posizione ideologica dovrebbe forse tornare a leggere il Vangelo. E, insieme al Vangelo, la storia.

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