Scommettiamo ancora sul sogno ecumenico

di Lidia Maggi | Lunedì 24 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

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Inutile girarci attorno: il clima depressivo che attanaglia questa società impaurita si estende anche al cammino ecumenico che le chiese cristiane stanno faticosamente compiendo. La passione per l’unità visibile dei cristiani è tenuta in vita dagli “ultimi moicani” del sogno ecumenico. Fuori dalla riserva, indifferenza o al più una blanda curiosità – quella delle gite scolastiche, che dura giusto il tempo della settimana in cui si sospende il programma abituale.

 

Quest’ultimo lo decide autonomamente ogni istituto, felice di differenziarsi dagli altri, non così all’avanguardia da risultare interessanti. In quella settimana è diverso: si moltiplicano gli incontri, si mostra interesse per l’altro. Poi, una volta sul pullman di ritorno, i commenti sottolineano l’impossibilità di vivere alla maniera dell’altro, l’esoticità dei suoi gesti, la ristrettezza dei suoi orizzonti. Insieme a una nota di simpatia: non ci hanno trattati, poi, così male. Forse, nel resto dell’anno, ci saranno altre – poche – occasioni in cui l’altra chiesa farà di nuovo capolino, suscitando per un attimo una medesima curiosità e lo stesso diniego, senza intaccare il bon ton ecumenico delle dichiarazioni ufficiali.

 

Certo, qualcuno griderà che non dobbiamo svendere il nostro patrimonio, che dialogo non significa ignoranza delle ragioni della differenza, che la melassa ecumenica è segno di decadenza. La maggior parte, però, non coglierà nemmeno il problema: beghe di altri tempi, di cui sfugge praticamente tutto, da lasciare ai don Ferrante della teologia. E chi non demorde nel perseguire la riconciliazione delle differenze proverà a inserire la sua voce – di silenzio un po’ troppo sottile! – e a ricordare gli enormi passi in avanti fatti negli ultimi decenni, indicando i guadagni di quel faticoso ma ricco confronto. Che, però, effettivamente, non riesce ad andare al di là di gesti simbolici, di documenti e dichiarazioni senza grosse conseguenze.

 

 

 

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