Sahel: la Banca africana di sviluppo finanzia la ripresa

di Armand Djoualeu | 15 ottobre 2020


Nigrizia


L’impatto economico della pandemia è assai violento in Africa e, secondo tutte le previsioni, il 2020 si chiuderà con il continente in recessione (non accadeva da oltre vent’anni) e con un aumento di 40 milioni degli africani in condizione di estrema povertà.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) valuta un -3% dell’economia (il 2019 si era chiuso con una crescita del 3,2%) e una ripresa nel 2021 del 3,1%. Secondo i dati Fmi il paese messo peggio è la Libia con una contrazione del Prodotto interno lordo (Pil) del 66,7% rispetto all’aumento del 9,9% registrato nel 2019. Meno preoccupanti le cifre della Banca africana di sviluppo (Bad) che prevede una recessione dell’1,7% del prodotto interno lordo continentale e un rimbalzo positivo del 3,4% nel 2021.

Focalizziamo l’attenzione su cinque paesi della fascia saheliana che hanno avuto, presi tutti insieme, 13 mila casi di Covid-19 e il contagio appare in regressione: Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad. La vita sta riprendendo il suo corso normale e si è evitato il dramma sanitario, ma si attendono o già si registrano ricadute economiche molto preoccupanti.

Stiamo parlando di paesi che già prima della pandemia avevano una quota importante della popolazione che soffriva la fame o era sottoalimentata. In alcune aree la crisi alimentare si è aggravata, anche in seguito all’acuirsi del terrorismo jihadista che ha scompaginato le attività pastorali e agricole.

Così l’accesso regolare e sufficiente al cibo è diventato impossibile per un numero ancora maggiore di abitanti del Sahel. In parecchie regioni, i governi hanno ordinato la chiusura di molti mercati – luoghi dove non è possibile rispettare il distanziamento sociale – per arginare la diffusione del coronavirus. Questo è un problema, se si tiene conto che nella maggior parte delle comunità saheliane le persone si recano quotidianamente al mercato perché non sono in grado di acquistare e conservare cibo in grandi quantità.

Alcune organizzazioni non governative in Mali e in Niger hanno dichiarato all’organizzazione non governativa Refugees International che queste chiusure, oltre a rendere più difficoltoso l’approvvigionamento, hanno fatto raddoppiare il prezzo dei prodotti alimentari. Inoltre, molte persone durante le fasi del confinamento non hanno potuto lavorare o hanno perso il lavoro e ciò le ha fatte scivolare in una condizione di precarietà alimentare.

Aiuti e prestiti agevolati

Va sottolineato che questa situazione non è rimasta senza risposte. Lo scorso luglio, la Banca africana di sviluppo (istituzione non-profit fondata nel 1964 che comprende anche il Fondo africano di sviluppo e il Fondo fiduciario della Nigeria) ha stanziato 284,8 milioni di dollari per sostenere gli sforzi dei cinque paesi saheliani contro il Covid-19 e per supportarne le economie.

Vediamo nel dettaglio. La Bad ha fornito al Burkina Faso assistenza finanziaria per 54,6 milioni di dollari: metà a titolo di dono e metà a titolo di prestito a tasso agevolato. Anche il Mali ha potuto usufruire di un sostegno di 48,9 milioni di dollari: 37,2 a titolo di dono da parte del Fondo assistenza tecnica e 11,7 a titolo di prestito. La Mauritania beneficerà di 10,2 milioni di dollari (dono) e il Niger di un dono di 53,7 milioni e di un prestito di 55,1. Infine, il Ciad ha ricevuto 61,2 milioni sotto forma di dono.

Queste risorse finanziare dovrebbero consentire ai cinque paesi di sviluppare una maggiore capacità di risposta della sanità pubblica, sostenere almeno il 50% delle famiglie bisognose di assistenza alimentare e supportare 130mila imprese in difficoltà.

Abdoulaye Colulibaly, direttore del dipartimento della governance della Bad: «Sono state messe in opera misure per tenere sotto controllo le conseguenze socio-economiche della crisi sanitaria. Ma è importante rilevare che nell’area considerata ci sono buone prospettive di rilancio della crescita e di miglioramento dei conti pubblici. Questo finanziamento vuole essere uno stimolo a ripartire».