Perché il lavoro smart non piace al ministro Brunetta?

di Vittorio Pelligra | Martedì 7 settembre

 

 

 

 

IlSole24Ore

 

 

 

 

Commentando, qualche giorno fa, i dati sulle previsioni di crescita del Pil, il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Renato Brunetta si dice convinto che un’ulteriore spinta alla crescita della ricchezza nazionale potrebbe venire da una riduzione sostanziale del ricorso allo smart working tra i dipendenti pubblici.

 

Secondo il ministro bisognerebbe trasformare la modalità di lavoro agile in una “eccezione” stabilita dai dirigenti in base alle singole situazioni e alle esigenze delle diverse amministrazioni.

 

Perché? Su quali dati il ministro, che data anche la sua formazione professionale dovrebbe essere particolarmente attento alla politica evidence-based, fonda le sue considerazioni? Perché, è lecito chiedere, mentre i vertici di grandi organizzazioni come Google, Telecom, perfino Bankitalia, sono convinte che un ritorno indietro non sia pensabile, il responsabile della pubblica amministrazione si prepara ad una restaurazione dei vecchi modelli manageriali?

 

 

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