Non sempre una buona decisione si può giudicare dalle sue conseguenze

di Vittorio Pelligra | lunedì 03 maggio 2021

 

 

 

IlSole24Ore

 

 

 

La vostra squadra del cuore ha iniziato un importante torneo internazionale. Come andrà la prima partita? Un vostro amico, non troppo interessato al calcio, vi dice con una certa dose di sicumera, di non preoccuparvi, la vostra squadra vincerà con certezza. Il giorno dopo la vostra squadra vince. In occasione della successiva partita si ripete, più o meno, la stessa scenetta. Il vostro amico, però, questa volta è convinto che la vostra squadra perderà. E così sarà, infatti. Per la terza partita, invece, il pronostico è favorevole, e anche questa volta ci azzecca: la vostra squadra vince.

 

Un amico che vale un tesoro

 

C’è, naturalmente, una quarta partita e una quinta e anche in questo caso l’amico ci vede giusto. La vostra squadra vince e arriva in semifinale. Qui, di nuovo, il vostro amico è pessimista e prevede una sconfitta. E purtroppo sconfitta sarà. C’è la finale per il terzo posto, il pronostico è favorevole e infatti la vostra squadra del cuore vince e si classifica terza. Per sovrappiù il vostro amico emette un verdetto anche su chi vincerà il torneo e, regolarmente, ci prende anche questa volta. Otto previsioni corrette su otto partite. Un genio. Il sogno di ogni bookmaker. Un amico così vale davvero un tesoro. E quando, infatti, la notizia di questa preveggenza si diffonde, iniziano ad arrivare le offerte economiche. Un bookmaker russo vi offre centomila euro per convincere il vostro riottoso amico a lavorare per lui. Voi rifiutate. Il russo aumenta la posta. Arriva a offrirvi trecentomila euro per convincere il vostro amico. Ma voi rifiutate comunque.

 

L’investitore geniale

Nel suo “You’re about to make a terrible mistake”, Olivier Sibony racconta un’altra storia di strabiliante successo, quella del gestore di fondi, Bill Miller. Miller, dagli anni ’90 in poi si è costruito una solidissima reputazione. Un investitore geniale capace di battere il mercato per ben quindici anni di seguito. I soldi gestiti da Miller hanno generato rendimenti maggiori della media delle S&P500, invariabilmente, per ogni singolo anno dal 1991 e il 2005. Una performance straordinaria che ha valso a Miller una reputazione stellare. Morningstar Inc. lo elegge “Fund manager del decennio”.

C'è poi il caso di Leonard Koppett, un editorialista e commentatore americano di origini russe che nel 1978, propose un metodo per prevedere già a gennaio, l’andamento del mercato per tutto il resto dell’anno. Ricorda Leonard Mlodinov, il fisico della Caltech, che Koppett fu in grado di prevedere correttamente un mercato crescente (bull) o decrescente (bear) per tutti gli anni tra il 1979 e il 1989. Sbagliò solo nel 1990 ma poi riprese ad azzeccare le sue previsioni fino al 1998.

Le tre storie sono tutte e tre vere, solo che nella prima il vostro amico è un polpo e nella seconda ciò che sembra una performance eccezionale in realtà non lo è poi tanto, e nella terza il commentatore era sì un giornalista, ma un giornalista sportivo e le sue previsioni si basavano sulle squadre che a gennaio vincevano il Super Bowl: una squadra della American Football Conference avrebbe indicato un mercato ribassista mentre una della National Football Conference faceva prevedere un mercato al rialzo.

 

Vi ricordate il polpo Paul?

 

Che senso ha tutto questo? Proviamo ad andare per ordine, partiamo dal polpo che non è proprio un polpo qualunque, è “Paul il Polpo” e le partite il cui esito viene previsto sono quelle disputate dalla nazionale della Germania durante i mondiali del 2010 in Sudafrica. Otto previsioni corrette su otto. Non può essere un caso. La probabilità di una tale sequenza è pari alla probabilità di ottenere una fila di otto “testa” o di otto “croce” lanciando una moneta solo otto volte e, cioè, è uguale a 0,4%. I polpi sono animali intelligentissimi – questo si sa – ma l’esperienza con il calcio da dove può derivare? Come possiamo spiegare questo risultato eccezionale. Possiamo farlo cercando di andare un po’ più a fondo nelle storie di Leonard Koppett e di Ben Miller. Su quella di Koppett c'è, in verità, poco da dire: era guidato esclusivamente dalla fortuna.

Se cercate “Super Bowl Indicator” su Google, troverete, tra le altre cose, che il sito Investopedia, riporta l’avvertenza: «Come mezzo previsionale, il Super Bowl Indicator è totalmente irrilevante. Non c’è ragione per credere che la squadra vincitrice di una partita di football determini la performance del mercato azionario». Su questo dovremmo essere tutti d’accordo.

 

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