Maschilità in questione?

@GabriellaCaramore, Jesus Maggio 2022
 
 
 
 
 
 
 
 

“Perché dal piccolo al grande tutti commettono frode; dal profeta al sacerdote tutti praticano la menzogna. Curano con superficialità la ferita del mio popolo, dicendo ‘Pace, pace!’, ma pace non c’è”. Così in Geremia (6,13-14) il Signore lamenta l’iniquità di tutti i popoli, che “dovrebbero vergognarsi dei loro atti abominevoli, ma non si vergognano affatto, non sanno neppure arrossire” (6,15), e dunque tutti andranno incontro alla tremenda sventura che si abbatterà su di loro nel “giorno del Signore”. I versetti della Bibbia risuonano da monito alle nostre coscienze: ci ricordano come nelle situazioni di feroce conflitto gli esseri umani sanno escogitare nefandezze senza fine; e che tuttavia è sempre necessario operare una scelta nei confronti del più debole, dell’aggredito, di chi è in cerca di una salvezza per sé, per il suo prossimo, per la comunità in cui vive. Ma certamente non ci possono aiutare nel decifrare i segni contraddittori che ci vengono dalla storia – tanto più una storia intricata e attorcigliata come quella che stiamo vivendo, dove la verità è sempre velata dalla complessità delle immagini che riceviamo e dal rumore delle parole che udiamo. 

 

Che fare di fronte all’impotenza che dolorosamente avvertiamo? Potrà sembrare una davvero minima cosa quella che sto per dire. Ma giorni fa mi sono trovata alla presentazione di un libro di vari autori, curato da Marinella Perroni e Antonio Autiero: Maschilità in questione. Sguardi sulla figura di San Giuseppe, dove il falegname di Nazaret viene visto come “figura teologica che riflette importanti istanze del nostro tempo”, tra cui quella relativa al rapporto tra i generi. Dopo aver letto e sviscerato minuziosamente la questione del femminile, da un po’ di tempo ormai è anche il maschile messo in questione, soprattutto per capire in che modo si possa scindere il binomio – ancora troppo resistente – tra maschilità e violenza, per aprire a quello – sicuramente più proficuo – tra maschilità e tenerezza, tra maschilità e responsabilità. Sì, è un modo indiretto per pensare a come resistere alla guerra che stiamo vivendo e a come prepararsi a un futuro diverso. Ma non è superfluo aprire anche questo fronte di conoscenza.

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