"Mai più violenza, mai più guerra"

di Daniele Rocchetti | Venerdì 21 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

Vita Cristiana

 

 

 

 

 

 

 

Nei mesi scorsi abbiamo fatto memoria dell’incontro di Assisi di Giovanni Paolo II con i rappresentanti di tutte le grandi religioni mondiali. Era il 27 ottobre del 1986. Il Papa polacco, sfidando i timori di persone a lui vicine, riunì nella città di san Francesco cinquanta esponenti delle Chiese cristiane (non solo i cattolici) e sessanta uomini e donne di altre religioni mondiali. Tutti insieme furono protagonisti, per la prima volta nella storia, di un incontro straordinario.

 

L’intuizione fu semplice e profonda: di fronte alla convinzione di tanti contemporanei che guardano le fedi come elementi strutturali di divisione tra gli uomini, ribadire insieme l’impegno dei credenti per la pace e contro l’orrore della guerra.

 

Con le armi della diplomazia, certo. Ma anche con la preghiera. Disse il Papa in quell’occasione: «È in sé un invito fatto al mondo per prendere coscienza che esiste un’altra dimensione della pace e un altro modo di promuoverla, che non sono il risultato di trattative, di compromessi politici, economici».


La convinzione che lo muoveva era che «la preghiera e la testimonianza dei credenti, a qualunque tradizione appartengano, possono molto per la pace nel mondo». L’appello fu ascoltato, tra l’altro, anche dal “mondo”: per un giorno intero tacquero le armi. Nel suo discorso conclusivo, Giovanni Paolo II esortava: «Continuate a vivere il messaggio della pace, continuate a vivere lo spirito di Assisi!».

 

Lo “spirito di Assisi” ha reso quel 27 ottobre un giorno memorabile nel calendario religioso dell’umanità. Non ha cambiato la storia. Non ha cancellato i conflitti. Ha tolto, però, ai credenti ogni giustificazione in nome della fede. Ha imposto di togliere dai loro occhi le lenti deformate della violenza e del risentimento compiute in nome di Dio.

 

Per ribadirlo con forza, Wojtyla rifece il gesto sedici anni dopo, sempre ad Assisi, alcuni mesi dopo l’attacco alle Torri Gemelle. In quel periodo, il vocabolario dei potenti ritrovò parole che si pensavano perse e dimenticate per sempre.“Guerra santa” e “crociata” furono tra le più gettonate. «Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo! In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore!».


Così Giovanni Paolo II concluse quella giornata. Ero presente anch’io a quell’incontro e ricordo le sue parole appassionate: «È doveroso, pertanto, che le persone e le comunità religiose manifestino il più netto e radicale ripudio della violenza, di ogni violenza, a partire da quella che pretende di ammantarsi di religiosità, facendo addirittura appello al nome sacrosanto di Dio per offendere l’uomo. L’offesa dell’uomo è, in definitiva, offesa di Dio. Non v’è finalità religiosa che possa giustificare la pratica della violenza dell’uomo sull’uomo».

 

 

 

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