La transizione ecologica? Per Draghi è l'unica possibilità di sopravvivenza politica

di Stefano Arduino | venerdì 26 febbraio 2021

 

 

 

Vita.it

 

 

 

«La transizione ecologica sarà la chiave di volta anche per la creazione di nuovi posti di lavoro». Ne è certo Gaël Giraud, classe 1970, economista, gesuita, da poche settimane al timone del nuovo Centro per la giustizia ambientale della Georgetown University di Washington. In passato è stato chief economist all’Agence Française de Développement. Direttore di ricerche al Cnrs (Centre national de la recherche scientifique), fa parte del Centro di Economia della Sorbona, del Laboratorio d’Eccellenza di Regolazione Finanziaria e della Scuola di Economia di Parigi.
Con “Transizione ecologica. La finanza al servizio della nuova frontiera dell’economia” edito da Emi ha vinto in patria il Prix Lycéen du libre économique mentre in Italia ha ottenuto il Premio Biella Letteratura e Industria. È uno dei testi di maggiore rilevanza del movimento ecologista globale. Al titolo del testo di Giraud si ispira anche il nome del nuovo ministero che Mario Draghi ha affidato a Roberto Cingolani. L'intervista è stata realizzate in occasione di un incontro web organizzato insieme ai colleghi Massimo Ramundo, redattore di Nigrizia; Cinzia Vecchi, direttrice organizzativa del Festival Francescano e Lorenzo Fazzini, direttore di Editrice missionaria italiana.

Cosa si intende per transizione ecologica?
In sostanza significa quattro cose: sostituzione degli idrocarburi fossili con fonti da energia rinnovabile; rinnovamento termico degli edifici in modo da renderli energeticamente positivi o almeno neutri; garantire la mobilità verde attraverso l’incremento dell’utilizzo del trasporto su ferrovia per passeggeri e merci; inventare l’agro-ecologia (senza fosfati e senza fossili) e l’industria verde. Questo sarà il passaggio più complicato. Pensate solo alle tecnologie. Per 40 anni abbiamo “elettronizzato” le nostre vite, ma queste meraviglie difficilmente possono essere riciclate. E invece l’orizzonte è verso un sistema di economia circolare. Sarà la quarta rivoluzione industriale.

Un’industria verde senza tecnologia?
Tutt’altro. Abbiamo bisogno della tecnologia, ma di un’altra tecnologia non di quella utilizzata fin’ora per la miniaturizzazione di oggetti difficilmente riciclabili. Dobbiamo puntare a un’industria che venda servizi non solo oggetti. Penso per esempio agli pneumatici che una volta venduti e utilizzati vengono restituiti al produttore per essere riciclati. Ma non solo, oggi abbiamo bisogno di oggetti fabbricati in modo da poter essere facilmente riparabili e riciclabili. Tutto deve poter essere riciclato: energia, acqua, minerali, rifiuti… In questa quarta rivoluzione industriale abbiamo bisogno di un’industria a bassa tecnologia che risparmi energia, minerali, acqua e biomassa e per questo abbiamo bisogno del progresso tecnologico.

 

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