La svolta globale delineata da Yellen. Fisco più equo non solo in Usa

di Francesco Gesualdi | mercoledì 7 aprile 2021

 

 

 

Avvenire

 

 

 

Nessuno avrebbe mai immaginato che ci sarebbe voluto un virus per convincere il governo del più potente Stato del mondo a cambiare rapidamente e fortemente la propria strategia socioeconomica e geopolitica e a decidersi di mettere le mani nelle tasche dei più ricchi per interrompere l’acuirsi delle disuguaglianze. Ma questo prefigura la linea annunciata da Janet Yellen, segretario al Tesoro degli Stati Uniti d’America. Nel discorso tenuto il Lunedì dell’Angelo al Chicago Council on Global Affairs, un forum di confronto della finanza statunitense, Yellen, già presidente della Federal Reserve dal 2014 al 2018, ha messo in fila le 'colpe' commesse dal sistema Usa negli ultimi anni: «Nell’ansia di fare crescere le nostre economie abbiamo trascurato l’ambiente. Mentre introducevamo nuove tecnologie non abbiamo fatto abbastanza per permettere ai nostri lavoratori e al nostro sistema educativo di adeguarsi ai cambiamenti in corso.

Mentre utilizzavamo il commercio come motore di crescita, abbiamo trascurato coloro che rimanevano ai margini». Yellen ha ragione: nel 2019 negli Stati Uniti il 10% della popolazione più ricca ha assorbito il 45% del reddito nazionale al lordo delle tasse. L’1% di super-ricchi è stato destinatario, da solo, addirittura del 19%, mentre la metà della popolazione, quella più povera, ha dovuto accontentarsi e dividersi il 13%. Se guardiamo, poi, alla ricchezza accumulata, le cose vanno ancora peggio. Secondo i dati della Federal Reserve, l’1% più ricco dispone di un patrimonio complessivo pari a 38.600 miliardi di dollari, corrispondente al 31% di tutta la ricchezza detenuta dalle famiglie americane. Il 50% più povero possiede un patrimonio complessivo di 2.500 miliardi di dollari, ossia il 2% appena del totale.

Negli Usa lo stacco dei più ricchi nei confronti del resto della popolazione è iniziato negli anni 80 del secolo scorso con l’elezione di Ronald Reagan. Dal 1979 al 2016 il reddito netto dell’1% più ricco è cresciuto del 226%. Quello del 20% più povero è cresciuto solo del 47%.

Un divario provocato anche dal lievitare degli stipendi dei top manager: nel 1965 mediamente un amministratore delegato guadagnava venti volte di più di un normale lavoratore. Nel 2018 la differenza era diventata 278 a 1. In effetti, fra il 1978 e il 2018, mentre i compensi degli amministratori delegati sono aumentati mediamente del 900%, i salari dei lavoratori sono cresciuti solo del 12%.Ma un ruolo importante l’ha avuto anche la tassazione che è diventata sempre più generosa nei confronti dei più ricchi: mentre nel 1975 l’aliquota più alta era al 70% oltre 100mila dollari, nel 2020 la troviamo al 37% oltre 500mila dollari.

 

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