La grande scommessa

di Emanuele Menietti | venerdì 20 novembre

 

 

 

Il Post

 

 

Katalin Karikó pensò di avere avuto un’ottima idea, di quelle con il potenziale per rivoluzionare la medicina, ma si sentì dire “no” per l’ennesima volta dai suoi colleghi e da chi avrebbe potuto finanziare la sua ricerca. Erano i primi anni Novanta, aveva quasi 40 anni e si era trasferita negli Stati Uniti dall’Ungheria, dove aveva studiato biochimica. Aveva dedicato buona parte dei propri studi a come sfruttare i metodi utilizzati dalle cellule per produrre migliaia di proteine con funzioni diverse tra loro, applicando lo stesso concetto al funzionamento dei farmaci. Mentre raccoglieva insuccessi per ottenere qualche finanziamento, non avrebbe immaginato che meno di 30 anni dopo la sua intuizione sarebbe diventata una delle armi più promettenti per fermare la più grave pandemia dell’ultimo secolo.

Se Pfizer-BioNTech e Moderna nelle ultime settimane hanno ottenuto risultati giudicati incoraggianti per i loro vaccini è anche merito di Karikó, e degli altri ricercatori che da anni si dedicano allo studio dell’RNA messaggero (mRNA), la molecola che si occupa di codificare e portare le istruzioni contenute nel DNA nelle cellule, per far produrre loro le proteine, alla base di tutti i meccanismi che ci fanno esistere.

 

I due vaccini sperimentali basati su questo sistema hanno mostrato livelli di efficacia superiori al 90 per cento nelle ultime fasi di sperimentazione, e potrebbero ricevere presto autorizzazioni di emergenza per essere distribuiti alla popolazione. Pfizer e Moderna hanno investito grandi risorse sul loro sviluppo, scommettendo sulla possibilità di ottenere enormi ricavi nel caso di un successo. A oggi nessun vaccino basato sull’mRNA è stato mai autorizzato per un impiego su larga scala e per questo gli esperti consigliano di mantenersi cauti: anche se ci sono buoni indizi, l’esito della scommessa è ancora da scoprire.

“No, no, no”
Siamo tra gli esseri viventi più complessi ad avere mai vissuto su questo pianeta, e probabilmente siamo anche l’unica specie a essere pienamente consapevole della propria complessità. I miliardi di cellule di ciascuno di noi sono programmati grazie al materiale genetico, che viene trascritto in continuazione per consentire alle cellule di replicarsi e di produrre le proteine che provvedono a buona parte del loro funzionamento.

 

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