Il vero conflitto è tra umani e disumani

di Roberto Mancini | Lunedì 2 maggio









Altreconomia









Di fronte alla tragedia dell’Ucraina bisogna anzitutto tenere il cuore pulito, la ragione lucida e la coscienza sveglia. Altrimenti si alimenta la pandemia più grave: il contagio della guerra. Leader politici e media, con poche eccezioni, stanno diffondendo e imponendo il mito della guerra giusta. Ma a chi non si allinea si rivelano le evidenze reali.


1. La grande transizione ecologica imposta dall’urgenza di salvarci viene rovesciata nel processo di militarizzazione della società.


2. Il sistema globale non è retto solo dal sotto-sistema del mercato a guida finanziaria e dalla tecnocrazia, perché pure il sotto-sistema della geopolitica imperiale fa valere le proprie pretese con relativa autonomia.


3. Oggi per le vittime c’è una “solidarietà” selettiva (per alcune sì, per altre no) e strumentale. Si “aiuta” il popolo dell’Ucraina inviandogli armi, dunque alimentando la spirale bellica a cui i combattenti ucraini di fatto partecipano per procura, per difendere non solo il loro Paese, ma anche gli interessi degli Stati Uniti. Il popolo ucraino fa da vittima, ma la guerra è tra Russia e Occidente.


4. Il contesto che ha propiziato la guerra è quello del conflitto strutturale fra i tre imperi egemoni sulla Terra: gli Stati Uniti, che si credono i dominatori del mondo; la Cina, che cerca di prendere il loro posto; la Russia, protagonista degli orrori e dei massacri in Ucraina. Di volta in volta mutano i loro ruoli nelle vicende della geopolitica, ma eticamente e politicamente i tre imperi sono tutti una disgrazia per l’umanità.


5. L’esasperazione dello scontro e la reazione di Usa, Nato e Unione europea (riarmo e sanzioni invece che dialogo e trattativa) ha la probabilità di far sprofondare il mondo nella guerra nucleare. Dare armi al governo di Zelensky non significa difendere il popolo (che anzi così viene incastrato a restare sotto l’impatto della guerra), significa accelerare la spirale della catastrofe per l’Ucraina e per tutti.


6. Finché questi sono l’assetto del mondo e il modo di fare politica, il bene dei popoli e la volontà dei governi non coincidono affatto.


7. Intanto ci sono solo effetti di morte: le moltitudine delle vittime, la distruzione delle città e l’ulteriore devastazione della natura, la radicalizzazione dei fattori di ostilità futura in quell’area dell’Europa e ovunque; l’ondata planetaria di riarmo (che include la Germania e il Giappone, vanificando la lezione della Seconda guerra mondiale, e che spinge l’Europa a imitare i tre imperi), l’impoverimento dei popoli, la fine della fiducia in istituzioni e pratiche di pace, il riaccendersi del nazionalismo e del militarismo, la repressione del dissenso. È la transizione alla disumanizzazione sistematica tendente all’autodistruzione nucleare dell’umanità.


8. Non esistono soluzioni militari ai conflitti. Bisogna ripartire da questo principio reale e fondamentale. Di fatto il massacro in Ucraina potrà concludersi solo con una trattativa tra i tre imperi, non per la vittoria di una delle parti.


9. Le scelte politiche devono essere ispirate da una conversione etica che consenta di vedere la vita e il bene comune. Il contagio della guerra va spezzato, non esteso. Occorre uscire dalla mentalità convenzionale. Non si può più dire che una vera democrazia “ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”. Bisogna dire che ripudia la guerra. E basta.


10. Il conflitto vero è tra umani e disumani. Non lo si vince con la violenza, ma solo custodendo la parte di mondo che ci è affidata.


La scelta della nonviolenza come esercizio della giustizia che risana le situazioni senza fare vittime è l’unica via. Ognuno può contribuire a qualcuna delle azioni che vanno intraprese (vicinanza alle vittime, accoglienza dei profughi, cura delle relazioni e impegno educativo, pressione sui governi, promozione delle trattative e del dialogo, prevenzione delle guerre, autenticazione della democrazia mediante la nonviolenza), se riesce a spezzare il contagio dentro sé.

No all’assuefazione ai conflitti.

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L'articolo di Magatti
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