Il nostro sangue si è mescolato. I beati di Algeria

di Daniele Rocchetti | Giovedì 5 maggio

 

 

 

 

 

 

 

 

La Barca e il Mare

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’icona preparata per la beatificazione è finito anche lui, Mohammed Bouchickhi, fedele autista di mons.Pierre Claverie, morto come il vescovo nell’attentato del primo agosto 1996.

 

Più forti dell’odio

 

In quegli anni la terra d’Algeria venne bagnata dal sangue di più di 150 mila morti. Nel mirino giornalisti e intellettuali ma soprattutto mussulmani che cercavano di costruire ponti, aprire varchi di dialogo, opporsi al settarismo fondamentalista. Iman e persone semplici, credenti convinti che, al di là delle differenze, Allah Mahabba, Dio è amore, come era scritto sulla stola che Pierre Claverie, vescovo di Orano, amava indossare. O come ricordavano spesso i sette monaci di Tibhirine, sulle montagne dell’Atlante, uccisi nel maggio del 1996. Erano stati rapiti nella notte tra il 26 e il 27 marzo: dopo quasi due mesi furono trovate le teste ma non i corpi. Chi li aveva assassinati pensava che la storia finisse lì. Non sapeva che i sette monaci cistercensi erano “più forti dell’odio”.

 

Tutto è semplice quando è Dio che guida

 

Un paio di anni fa proprio nella cattedrale di Orano sono stati beatificati i 19 martiri cristiani caduti tra il 1994 e il 1996. Donne e uomini che hanno vissuto, in nome del Vangelo, un grande affetto per il Paese nel quale si trovavano e l’impegno costante a vivere la propria vocazione coltivando l’amicizia con ogni persona. Un’amicizia che nel tempo abbatte i muri, crea fiducia, apre porte inattese.

 

Come quella sera, a Tibhirine. Dopo compieta, frère Christian torna in cappella e si mette a pregare, in ginocchio. Ed ecco che a un certo momento sente una presenza accanto a sé e un mormorio che sale: “Allâh! Âkbar!”.Tra un’invocazione e l’altra l’uomo sospira; dopo un po’ di tempo si rivolge a fr. Christian e chiede: “Preghi per me”.

 

Questi comincia a balbettare in francese una preghiera composta all’istante: “Signore unico e onnipotente, Signore che ci vedi, tu che unisci tutto sotto il tuo sguardo, Signore di tenerezza e di misericordia … insegnaci a pregare insieme”. Anche l’ospite prega, il francese e l’arabo si mescolano. Poi giunge un altro e si unisce alla preghiera. “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro!”. Sono trascorse tre ore; poi si lasciano in silenzio nella notte. Il terzo arrivato, anche lui musulmano, il giorno successivo commenta: “Tutto è semplice quando è Dio che guida”.

 

Più forti della morte

 

“Anche se volessimo partire, non potremmo più farlo. Il nostro sangue si è mescolato”, così mons.Pierre Claverie dirà qualche mese prima della sua morte. Jean-Jacques Perennès, il biografo del vescovo, ha più volte raccontato la scena che si è presentata ai soccorritori sul luogo dello spaventoso attentato: “Pierre e Mohammed giacciono al suolo in un atrio devastato e il loro sangue si mescola”.

 

Un testimone di Cristo e del Vangelo e un musulmano legati da una fraternità, da un’amicizia.

 

Più forti della morte. Più grandi delle differenze.

No all’assuefazione ai conflitti.

No all’assuefazione ai conflitti.

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