Genova, per chi non c’era e per chi verrà

di Silvia Criara | Venerdì 9 luglio

 

 

 

 

Vita.it

 

 

 

 

I progetti di fotografi, artisti e scrittori per i 20 anni dal G8 di Genova, raccontati dalle loro voci. Per ricordare e aprirci la mente

 

Si era chiesto di non stendere il bucato e le mutande ai balconi, che invece si riempirono di slip per protesta. E per ornare le facciate di Palazzo Ducale, sede del summit, si attaccarono limoni finti. Il succo di quegli stessi frutti, mischiato con acqua gassata, venne usato dai manifestanti per lenire il bruciore dei lacrimogeni urticanti, mentre si assisteva alla «più grave sospensione dei diritti democratici in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale», come riportato da Amnesty International. A 20 anni dal G8 di Genova una serie di mostre, fumetti, libri, spettacoli teatrali, ma anche cammini che attraversano l’Italia, ci riporta a quei giorni, per aprirci la mente e ispirare nuovi percorsi da fare insieme, «perché quando la politica è stata assente, l’arte c’è sempre stata». Le premesse del cambiamento c’erano già tutte nel 2001, da quell’esperienza sono nate le proteste giovanili per l’ambiente, i gruppi in difesa dei beni comuni, le piattaforme di informazione indipendente, le lotte dei lavoratori migranti sfruttati, ma c’è ancora molto da fare.

 

A piedi per le montagne. C’è chi la direzione verso “un altro mondo possibile e necessario”, la disegna da solo, con una mappa, passo dopo passo sulle proprie gambe, stando presente, ricordando, partendo da due paesini simbolo della memoria. Pietro Vertamy, fotografo di Around The Walk, associazione fondata insieme a Ilaria Di Biagio, è partito a piedi da Boves, in Piemonte, e sta percorrendo 200 km per arrivare a Genova il 19. Opposta Direzione è il nome del suo cammino, che richiama la “direzione ostinata e contraria” di De André.

 

«Marceremo su Genova, per ribadire che il metodo pedagogico di istruirci a protestare a casa nostra ha dimostrato solo che quel sistema non funziona», dice Vertamy, che ha chiesto ad amici e conoscenti di mandargli un testo sulla libertà, e ogni sera offre una lettura pubblica nelle piazze dei borghi in cui il suo gruppo fa tappa, «quelle istanze, per quanto abbiano provato a farcele dimenticare con i manganelli, sono rimaste addosso a molti». Anche il gruppo di Repubblica Nomade è partito a piedi alla volta della Liguria, da Sant’Anna di Stazzema, in Toscana e si unirà al cammino di Vertamy per rileggere i luoghi simbolo del G8. Una quarantina di persone, tra cui gli scrittori Antonio Moresco e Lorenzo Guadagnucci, i fondatori. «Le forme creative per cambiare ci sono e la sfida dei prossimi anni è trasformare quei piccoli torrentelli in un grande fiume», dice Moresco, «non è solo questione di sviluppo sostenibile, dobbiamo riformulare le separazioni radicali che ci siamo inventati con il nostro pensiero, fino a quella tra l’uomo e il resto della natura. E procedendo di separazione in separazione, è arrivato il contraccolpo, con lo spillover».

 

Nuove strade per guardare avanti. Una scarpa rossa, sbiadita e consunta, campeggia al centro di una locandina. Ha percorso una lunga e tortuosa strada, si direbbe. È l’immagine che presenta la mostra Un’eredità in movimento. 20 anni dal G8 di Genova del collettivo TerraProject e dello scrittore WuMing 2.

 

Il loro progetto racconta le storie di chi era a Genova in quei giorni e che poi, con soluzioni e idee diverse, ha cambiato vita. Lo fa con una quindicina di ritratti e una serie di oggetti conservati dal 2001 a oggi (dal 21.07 al 01.08 al Palazzo Ducale di Genova). «La foto del manifesto è il simbolo di tutto il nostro lavoro, ovvero, dell’eredità positiva, dell’idea di un passato che ognuna di quelle persone ha trasformato in un progetto», dice Rorandelli. Dalla ragazza che ha perso una scarpa durante la fuga e ha conservato l’altra a una manifestante che ha raccolto una talea in strada e, da vent’anni, cresce la sua pianta. Da chi ha aperto un asilo alternativo a chi ha abbandonato la scena più attiva e si è trasferito in campagna per produrre miele biologico, chi si è dato al circo sociale, chi come Alessandro Metz ha fondato Mediterranea dopo l’esperienza dei Disobbedienti. La mostra fa parte del programma promosso da Amnesty International a Palazzo Ducale di Genova. Un palinsesto di tavole rotonde, conferenze, spettacoli e mostre sul cambiamento, come Another World Now, che dal 18.07 al 28.07, prevede performance, affissioni e proiezioni diffuse tra le strade cittadine, l'ex Cinema Gioiello e lo spazio Chan.

 

«Vogliamo stimolare delle visioni alternative a quello che viviamo, l’arte costruisce l’immaginario e fa memoria, ci apre la mente, anche attraverso la bellezza», dice Francesca Guerisoli, tra le curatrici della mostra. Le opere di una ventina di artisti diventeranno anche cartoline postali, per uscire dai confini di Genova e diffondere il messaggio ovunque.

 

Profezie non richieste. Cassandra aveva il dono di conoscere il futuro, ma la maledizione di non essere creduta da nessuno. Un filo rosso lungo secoli la lega ai fatti del 2001 all’attualità e oggi, a quel mito greco, si ispira la mostra del collettivo di fotografi Progetto Comunicazione, nella Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, dal 17.07 al 25.07. Cassandra porta testimonianze di fotogiornalisti da tutto il mondo.

 

Cassandra porta testimonianze da tutto il mondo su quelli che, un tempo, erano i temi caldi dell’attualità - società, ambiente, economia, lavoro, beni comuni e repressione – ma oggi si sono diventati delle emergenze. «Le parole uscite dal Social Forum si sono avverate tutte», dice il giornalista e curatore della mostra Federico Mininni, «c’è stato un referendum perché l’acqua sia pubblica e ora provano a privatizzarla, la situazione lavorativa è segnata dai licenziamenti, c’è chi perde la vita in fabbrica perché tolgono le paratie per andare più veloce, la funivia senza il freno, i carcerati presi a manganellate. C’è un sacco di gente che si impegna, ma c’è un imbarbarimento culturale. Continuiamo a chiamarci Stati democratici, ma siamo Stati capitalisti».
La giusta prospettiva arriva con la consapevolezza. Un barcone gremito di migranti vicino al disegno di una nave container, un orso polare che galleggia sopra un frammento di iceberg, affiancato all’immagine di Carlo Giuliani, steso a terra. Il fumettista Roberto Grossi ha accostato quelle immagini per vedere l’effetto che fanno. «Vivendo quotidianamente immersi nelle questioni c’è il rischio di non percepirle più”, dice Grossi, “la distanza che c’è tra il problema e la soluzione sta lì, in come si raccontano le cose». Le sue immagini, potenti e immediate, fanno parte, insieme a tante altre, di Nessun Rimorso. Genova 2001 – 2021, fresco di stampa per Coconino Press, che unisce fumetti, scritti e illustrazioni per riaffermare la necessità di continuare a esprimere una visione del mondo diversa e antagonista, e che la solidarietà è un’arma concreta per costruirla. Nel libro, dedicato a Carlo Giuliani, molte le storie di alcuni tra i migliori artisti della scena italiana, da Zerocalcare a Blu, a Claudio Calia, Paper Resistance, Rita Petruccioli e molti altri.

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