E se abbassare l’asticella penalizzasse i più bassi? Segnali, istruzione e mercato del lavoro

di Vittorio Pelligra | Martedì 16 novembre

 

 

 

 

 

IlSole24Ore

 

 

 

 

 

Micheal Spence era un giovane studente di dottorato ad Harvard quando lesse per la prima volta, dietro consiglio di uno dei suoi professori, l'articolo di George Akerlof sulle asimmetrie informative e il mercato dei “lemons”. “Fu elettrizzante - racconta Spence – era un'analisi meravigliosamente chiara e plausibile del funzionamento di un mercato con informazioni incomplete e distribuite in modo asimmetrico”. Fu la lettura di quel singolo studio, assieme ai dubbi che Spence già aveva maturato autonomamente circa le conseguenze dell'informazione incompleta nel mercato del lavoro, a far nascere un nuovo ambito di ricerca, la teoria della segnalazione, per la quale, trent'anni dopo, quel giovane dottorando verrà insignito del premio Nobel per l'economia, assieme allo stesso Akerlof e a Joseph Stiglitz.

 

Provate a mettervi nei panni di un datore di lavoro che deve selezionare dei nuovi collaboratori. Gli aspiranti sono tanti e voi sapete che tra loro differiscono in molte dimensioni, alcune delle quali hanno un impatto determinante sulla loro produttività. Voi, naturalmente, siete interessati a selezionare la persona giusta per il posto giusto, a ottenere un “matching” ottimale tra posizione e candidato. Sfortunatamente la maggior parte di queste dimensioni, le caratteristiche più importanti dei candidati, non sono osservabili, sono qualità nascoste. Ecco che si presenta l'asimmetria informativa: una delle parti nella contrattazione è più informata dell'altra. Se ci fosse un allineamento perfetto tra gli interessi in gioco questo non sarebbe un problema. La comunicazione porterebbe ad uno scambio veritiero ed onesto delle informazioni rilevanti. Sfortunatamente i casi di interessi non perfettamente allineati, però, sono decisamente più frequenti. Anche tra datore di lavoro e candidati gli interessi sono potenzialmente in conflitto. Il primo, infatti, è interessato ad individuare i lavoratori più produttivi, ma tra gli aspiranti ci sono, necessariamente, anche quelli poco produttivi. Questi hanno tutto l'interesse a farsi passare per lavoratori produttivi per spuntare condizioni contrattuali più vantaggiose. C'è in questo caso spazio per dissimulare, per imitare, per intorbidare le acque.

 

 

 

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