David Sassoli, politico appassionato e inclusivo

di Daniele Rocchetti | Mercoledì 12 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

La Barca e il Mare

 

 

 

 

 

 

 

E’ tutto il giorno che mi chiedono un commento alla notizia della morte di David Sassoli.
E’ stato ospite di Molte Fedi nel settembre dello scorso anno, un dialogo appassionato con Nando Pagnoncelli per parlare dei temi che gli stavano a cuore: di politica e di Europa, di giustizia e di bene comune. 

 

Ci eravamo visti al Convegno di Studi delle Acli a Bologna, durante una pausa di un incontro con don Matteo Zuppi, e subito aveva accettato il mio invito a venire a Bergamo.

 

Sassoli e il cattolicesimo democratico

 

Avevamo parlato di un comune maestro e amico, l’indimenticato Paolo Giuntella. Perché David Sassoli è stato un testimone credibile di quel filone minoritario prezioso per la società e la chiesa italiana  che è stato il cattolicesimo democratico. Credenti che hanno scelto di stare nella città di tutti senza nessuna pretesa o arroganza se non quella, in nome della fede, di scommettere laicamente sull’umano e cercare ostinatamente il dialogo e “terre di mezzo” dove potersi incontrare, anche nelle differenze.

 

Sassoli da giovane è stato uno scout e poi sotto la guida di Paolo, un maestro per un’intera generazione. Ha militato nella Rosa Bianca e ha preso parte all’avventura della Lega Democratica, un gruppo di riflessione politica voluto da Pietro Scoppola, Achille Ardigò, Paolo Prodi e Roberto Ruffilli.

 

Anche l’avventura politica, seguita all’impegno professionale nel giornalismo, è stata sotto il segno di una identità inclusiva. Non a caso, l’Europa è stato il suo sogno e, insieme, il suo impegno. Un’Europa giusta, progressista, solidale.

 

Sassoli e la passione per l’Europa

 

“Di notte serve aprire la sede del Parlamento Europeo ai senzatetto perché è doloroso vedere tante persone cercare riparo dal freddo intenso agli angoli dell’edificio che ci ospita a Bruxelles” scrisse, nell’inverno di tre anni fa, all’allora Presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. E il giorno del suo insediamento sullo scranno più alto dell’istituzione europea, il 3 luglio del 2019,  mentre spiravano forti i venti gelidi del populismo sovranista, disse che serviva recuperare 

 

lo spirito di Ventotene e lo slancio pionieristico dei Padri fondatori, che seppero mettere da parte le ostilità della guerra, porre fine ai guasti del nazionalismo dandoci un progetto capace di coniugare pace, democrazia, diritti, sviluppo e uguaglianza.

 

Che bisognava sentire l’orgoglio di essere europei:

 

Ripetiamolo perché sia chiaro a tutti che in Europa nessun governo può uccidere, che il valore della persona e la sua dignità sono il nostro modo per misurare le nostre politiche…

….Che da noi nessuno può tappare la bocca agli oppositori, che i nostri governi e le istituzioni europee che li rappresentano sono il frutto della democrazia e di libere elezioni…

… Che nessuno può essere condannato per la propria fede religiosa, politica, filosofica… Che da noi ragazze e ragazzi possono viaggiare, studiare, amare senza costrizioni…

….Che nessun europeo può essere umiliato e emarginato per il proprio orientamento sessuale… Che nello spazio europeo, con modalità diverse, la protezione sociale è parte della nostra identità,

….Che la difesa della vita di chiunque si trovi in pericolo è un dovere stabilito dai nostri Trattati e dalle Convenzioni internazionali che abbiamo stipulato.”

 

Oggi dopo la sua morte queste parole non smettono di tracciare orizzonti concreti per la nostra Europa e la nostra Italia. 

 

Grazie David

 

Grazie David per la tua sobrietà e riservatezza, il tuo rigore e la tua volontà di tenere ferma la barra dei diritti, specie di chi è ai margini. Sei stato un intelligente e appassionato servitore della democrazia europea e italiana. Il cordoglio di tantissimi dice in modo eloquente che abbiamo perso un uomo delle istituzioni, un politico autorevole.

 

Con te se ne va una passione indomabile per il bene comune. Un credente che non ha mai ostentato la fede ma l’ha mostrato nelle scelte concrete. Come molti hanno ricordato oggi, ora ti immagino a bere una buona birra all’Osteria del Vecchio Isaia insieme con Paolo e con i tanti amici con cui hai condiviso il sogno di una terra più giusta e solidale. E il desiderio, da vecchio scout, “di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”.  E mi raccomando: da dove sei, tieni d’occhio la vecchia Europa.

 
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