Cosa fareste potendo investire 10 euro in un bene pubblico?

di Vittorio Pelligra | Mercoledì 18 maggio

 

 

 

 

 

 

 

 

IlSole24Ore

 

 

 

 

 

 

 

 

I beni pubblici e i beni comuni, simili per molti versi tra loro anche se i primi non si consumano con l'uso mentre i secondi invece sì, sono, come abbiamo visto varie volte, dei beni fragili. I beni pubblici, infatti, sono soggetti alla logica del free-rider, di coloro che ne vogliono godere i benefici senza doverne sopportare il costo di produzione; l'espressione “free-rider” fa riferimento a coloro che usano i mezzi pubblici senza pagare il biglietto.

 

Gli evasori fiscali che usufruiscono gratuitamente della sanità pubblica, mandano a scuola i loro figli, possono vivere sicuri protetti dai corpi di polizia e dai vigli del fuoco e possono fare passeggiate in parchi puliti e curati, sono l'esempio classico di free-rider.

 

Un banco di prova per la cooperazione umana

 

La presenza di questi free-rider rende complicata la produzione volontaria dei beni pubblici che, infatti, vengono di solito prodotti dallo Stato. Un inciso precisino: i beni pubblici non sono pubblici perché vengono prodotti dal settore pubblico, ma vengono prodotti dal settore pubblico, dallo Stato, perché hanno la natura di beni pubblici, sono, cioè, non-escludibili e non-rivali. Per i beni comuni che, invece, sono non-escludibili ma rivali, cioè si consumano con l'uso, il discorso è, per molti versi, analogo. Mentre i beni pubblici, a causa della logica del free-riding, non vengono prodotti volontariamente in quantità sufficiente, i beni comuni, simmetricamente, vengono consumati eccessivamente, fino al limite della loro completa distruzione. Si capisce, dunque, come il caso della produzione volontaria di un bene pubblico o della tutela collettiva di un bene comune possano rappresentare un banco di prova naturale per la cooperazione umana. Per questa ragione la simulazione del processo di produzione volontaria di un bene pubblico, il cosiddetto public good game, è stato adottato dagli economisti sperimentali come lo strumento principale per lo studio della cooperazione.

 

La tentazione del free-riding

 

La situazione è molto semplice. Immaginate di avere 10 euro e di poterne investire una parte, niente, oppure tutti nella produzione del bene pubblico. Anche gli altri membri del vostro gruppo sono davanti alla stessa scelta. Il bene pubblico sarà equivalente alla somma di tutte le contribuzioni individuali. Maggiore l'investimento individuale, quindi, maggiore la dimensione della “torta” che verrà poi spartita in parti uguali tra tutti i membri del gruppo.

 

La cosa migliore sarebbe dunque investire tutti i 10 euro. E qui interviene la tentazione del free-riding. Se, infatti, tutti investono ma io no, avrò comunque la possibilità di godere di una “fetta” della “torta” cucinata dagli altri, senza, però, aver dovuto pagare per gli ingredienti. Se il bene pubblico viene prodotto, i free-rider avranno solo benefici e nessun costo. Naturalmente questo vostro ragionamento lo faranno anche tutti gli altri membri del gruppo e, complessivamente, questo porterà al risultato che nessuno investirà niente nel bene pubblico, nella speranza che lo facciano gli altri. E alla fine il bene pubblico non verrà prodotto.

 

Queste sono le previsioni teoriche che derivano dall'assunzione di avere a che fare con soggetti autointeressati e razionali. Eppure, quando proviamo a testare queste previsioni in laboratorio con soggetti reali, in condizioni di anonimato e con soldi veri, le cose che osserviamo sono, almeno inizialmente, differenti. Immaginate di dover giocare questo public good game per dieci volte. La teoria suggerisce un livello di contribuzione pari a zero per ogni round del gioco. Invece quello che invariabilmente si osserva – sono stati condotti centinaia di esperimenti con lo stesso protocollo e i risultati sono sempre stati replicati – è che i partecipanti nei primi round iniziano cooperando. Investono, cioè, nella produzione del bene pubblico una parte rilevante della loro dotazione iniziale. Ma poi, round dopo round, il livello medio di contribuzione si abbassa fino a raggiungere il livello previsto dalla teoria: zero.

 

 


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