Così l’uomo è diventato una tecnologia obsoleta

di Marco Bellizi | 20 novembre 2020

 

 

 

Vaticannews

 

 

 

Economy of Francesco e il suo obiettivo di confronto per la nascita di un nuovo modello di economia fa incontrare uomini e donne, giovani e imprenditori, premi Nobel e ricercatori, di diverse nazionalità e fedi, accomunando tutti con l'imperativo etico ed ecologico che racchiude. È quanto emerge dalle parole di Vandana Shiva, indiana, laureata in Fisica quantistica in Canada, leader di diversi movimenti ambientalisti, tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale e Membro del Forum Internazionale sulla Globalizzazione. Da lei ha preso vita anche il Navdanya (in hindi “Nove semi”), un movimento per la difesa degli agricoltori locali contro i tentativi delle multinazionali di imporre un prodotto unico e brevettato. Vandana Shiva è una delle personalità più attese all’evento «The Economy of Francesco» dove parlerà dell’ “economia dell’abbondanza” e di come favorire uno sviluppo che inizi dal basso. A partire, naturalmente, dal messaggio religioso e da quello che ogni fede ha in comune: la cura per i propri simili, per il creato e per la ricchezza della sua varietà.

 

Lei ha sicuramente avuto modo di leggere l'enciclica Laudato si' di Papa Francesco. Che impressione ne ha ricavato?

 

R. - Non solo ho letto l'enciclica di Papa Francesco Laudato si', ma ho partecipato al dialogo in Vaticano su come Ridefinire l'economia e andare al di là dell'economia dell'indifferenza. Quando ho letto Laudato si' mi sono sentita come se stessi leggendo i nostri antichi testi vedici, specialmente Atharvaveda, sul nostro dovere di avere rispetto per la Terra e per tutte le sue creature.

 

Cosa si aspetta dall'evento di Assisi?

 

R.- L'evento era programmato a marzo, prima del Covid, prima del lockdown. Data la crisi ecologica, le crisi della disuguaglianza sociale ed economica, considero questo evento molto importante. Anche a marzo era chiaro che abbiamo bisogno di un'economia del dare e condividere per il benessere di tutte le creature della nostra casa comune. Con il Covid e il lockdown l'”Economia of Francesco” è diventata un imperativo etico ed ecologico per la sopravvivenza e il benessere del pianeta e delle persone. Non vedo l'ora di partecipare.

 

In che modo le religioni contribuiscono a recuperare un contatto autentico con la Creazione? Una diversa percezione su origine e teologia del Creato può rappresentare un ostacolo?

 

R. - Nel loro nucleo, tutte le fedi ci insegnano a prenderci cura della creazione l'uno con l'altro. Nessuna fede dice di distruggere la terra o di lasciar morire di fame il nostro prossimo. Le storie sulla creazione possono essere differenti ma il dovere verso la creazione è comune. Le fedi si focalizzano sui doveri e ci uniscono nella nostra comune umanità. Una politica fatta di divisioni e comandamenti crea contrasti. Per me, l'insegnamento dell'Isho Upanishad e di Gandhi hanno grande importanza al fine di comprendere i limiti ecologici e la condisione ecologica dei doni della Terra. Sintetizzando gli insegnamenti dell'Isho Upanishad, Gandhi ci ricorda che “La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti ma non abbastanza per l'avidità di pochi”. Il primo mantra dell'Isavasya Upanishad recita: “Isavasyam idam sarvam yat kim ca jagatyam jagat, tena tyaktena bhunjitha, ma gridhah kasyasvid dhanam” (Isa 1) (L'universo e la terra sono permeati di divino e sono a beneficio di tutti gli esseri viventi. Dovremmo godere dei doni della Terra attraverso la rinuncia, non attraverso l'avidità di possesso e lo sfruttamento. Prendere più di quanto ci spetta per soddisfare i nostri bisogni è un furto alle altre specie, agli altri esseri umani e al futuro). In un mondo interconnesso che rigenera la vita, estrarre più di quanto ci spetta violando i limiti ecologici della rigenerazione crea una crisi ecologica e violare I limiti etici della giustizia crea scarsità, povertà, e fame nella società. Quando i potenti prendono di più dai doni della Terra attraverso i modelli di consumo e di produzione estrattivistica da loro imposti c'è meno per gli altri. In un mondo basato sull'avidità, sul prendere senza dare, “di più è di meno”. Il di più dei ricchi, dei miliardari, dei potenti, significa meno per la Terra e per il popolo.

 

 

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