“Il suolo non è uno yogurt”, tutelarlo è nell’interesse di tutti. Un appello da Vienna

di Marco Peverini | lunedì 26 luglio 2021

 

 

 

Altreconomia

 

 

 

“Il suolo non è yogurt” e non può (più) essere trattato come una merce. Al contrario, è una risorsa preziosissima, non rinnovabile (occorrono due secoli per formarne uno strato di appena un centimetro) che, per via dell’azione dell’uomo, è in via di esaurimento. Il suolo è un terreno conteso tra interessi economici per il suo sfruttamento e interessi collettivi per la sua salvaguardia e conservazione.
Sono questi alcuni dei motivi che hanno spinto Karoline Mayer e Katharina Ritter a curare la mostra “Boden für alle” (“Suolo per tutti”), aperta al pubblico presso l’Architekturzentrum, il Centro di architettura di Vienna fino al 19 luglio 2021. Il titolo, “Suolo per tutti”, riflette su alcuni caratteri, per molti versi contraddittori e paradossali, della risorsa suolo nella nostra società: da un lato, la molteplicità degli usi che la società contemporanea ne fa per lo svolgimento delle sue funzioni. Dall’altro, l’incompatibilità di molti di questi usi con il diritto per tutti di fruire dei servizi (cosiddetti ecosistemici) con cui il suolo permette, in definitiva, la vita sulla terra. Infine, l’inadeguatezza degli strumenti di pianificazione e regolazione per una ricomposizione positiva degli interessi in campo.

La mostra si sviluppa attorno a questi paradossi e contraddizioni, articolandosi in sezioni. La prima sezione tratta delle molteplici interpretazioni che diverse discipline fanno del suolo, intorno alla domanda “Cos’è il suolo?”. Per citarne alcune: mezzo di produzione per l’economia, fattore produttivo per l’agricoltura, origine di servizi ecosistemici per l’ecologia, archivio della storia naturale e culturale per l’archeologia. Mostrando alcuni “carotaggi”, o sezioni di terreno, la mostra evidenzia la differente qualità dei suoli rispetto al loro uso: dal suolo di ottima qualità di foreste e paludi (capace di elevati servizi ecosistemici, come la cattura della CO2), agli usi agricoli più o meno intensivi fino alle varie tipologie di urbanizzazione, che con vari gradi (dall’appoggio di pannelli solari, alla cementificazione) “sigillano” il suolo e ne compromettono le proprietà vitali, consumandolo. Per dare un’idea delle dimensioni problema, il suolo consumato in Austria è stato di circa 42 chilometri quadrati: una cifra enorme, soprattutto se paragonata a quella (già elevata) di 56,7 chilometri quadrati di suolo consumato in Italia tra 2019 e 2020.

Quello ecologico non è però l’unico valore in gioco con il suolo: ci sono anche valori economici, politici, sociali da tenere in conto. La seconda sezione ricostruisce dunque, sulla base dello slogan “Libero popolo su libero suolo”, la questione della proprietà del suolo come problema storico e nei discorsi politici di alcune civiltà, dai popoli indigeni, al colonialismo, all’urbanizzazione nell’era moderna e in quella della globalizzazione. La terza sezione, sul “Bene suolo”, interroga l’aspetto particolarmente problematico della concezione attuale, tipica della società capitalista, del suolo come merce. Merce, peraltro, il cui valore è andato progressivamente aumentando.

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