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Dai segni del potere al potere dei segni. Di don Tonino Bello

Continuiamo la pubblicazione settimanale, fino al prossimo 20 aprile, giorno del ventesimo anniversario della morte di don Tonino Bello, di un suo scritto.

  • Don Tonino Bello
  • 14-03-2013

Sulle Murge baresi da cui provengo, ho visto passare cingolati, carri armati di media stazza: 3 miliardi l'uno!!! Si costruirebbero caseggiati con 35 alloggi per ospitare 35 famiglie senza tetto. Non ci sarebbe bisogno degli episcopi per tamponare; qualcuno dice: "Cosa fai? metti negli episcopi gli sfrattati .. va bé .. ma cosa fai? due, tre, cinque famiglie nelle chiese ... ma sono tanti gli sfrattati!!"

 

Vedete, noi come credenti ma anche come non-credenti non abbiamo più i segni del potere. Se noi potessimo risolvere tutti i problemi degli sfrattati, dei drogati, dei marocchini, dei terzomondiali, i problemi di tutta questa povera gente, se potessimo risolvere i problemi dei disoccupati, allora avremmo i segni del potere sulle spalle. Noi non abbiamo i segni del potere, però c'è rimasto il potere dei segni, il potere di collocare dei segni sulla strada a scorrimento veloce della società contemporanea, collocare dei segni vedendo i quali la gente deve capire verso quali traguardi stiamo andando e se non è il caso di operare qualche inversione di marcia. Ecco il potere dei segni e i segni del potere. I segni del potere non ne abbiamo più, non dobbiamo averne; ecco perché non dobbiamo neanche affliggerci.

 

Io come Vescovo adesso non mi debbo affliggere più che tanto perché ci sono 3.000 marittimi nella mia città di Molfetta che sono sbarcati perché ormai le compagnie navali sono in crisi, imbarcano i terzomondiali ecc. Non devo risolvere io il problema ma le istituzioni; però io devo esprimere solidarietà con questa gente, devo dividere cioè il loro pane nero. Non devo dividere soltanto la mia ricchezza ma devo dividere anche la loro miseria, la povertà di quella gente, lo stile, la sofferenza, tutti grossi problemi.

 

La pace che si disgiunga dalla giustizia è peggio della guerra. I problemi della segregazione razziale, il vilipendio dei diritti umani, non so se qui il fenomeno dei terzomondiali sia conclamato. Io vedo nel Barese, in una città della mia diocesi, Ruvo, ci sono 46 marocchini. Mi accorsi di loro dopo tre, cinque anni che stavo in diocesi, l'anno scorso, sapete quando? .. che Vescovo distratto che sono … Quando c'è stata la settimana del congresso nazionale della ACLI, e allora probabilmente per non offuscare il "look" della città le autorità decisero di mandar fuori questi marocchini che stanno lì senza permessi per il soggiorno, senza autorizzazioni della Camera di commercio per vendere chincaglierie, cinturini, orologi, … e sono stati mandati tutti fuori.

 

Mi hanno chiamato, stavano sotto la pensilina della Esso. Ho parlato con le autorità perché non era possibile che stessero là; siamo andati dal questore e siamo in pratica addivenuti ad un compromesso. Io avrei fatto di tutto perché non superassero il numero, un certo livello di guardia, cioè 45-46 e non più. Povera gente … le leggi sono quello che sono, non voglio discutere, però dobbiamo essere pure coscienza critica per certe situazioni- Uno di loro, Mohamed, mi ha mostrato una foto: 8 figli, come le foto dei cugini di mio zio. La sera contano anche loro il denaro per vedere quanto hanno guadagnato e poi lo mandano a casa. C'è un altro ragazzo che ha la fidanzata a Casablanca. L'anno scorso venne da noi don Luigi Ciotti; da noi non nevica mai ma quell'anno ha nevicato anche a Ruvo. E' venuto da me Mohamed ed ha detto: "Vescovo, fai qualcosa per i miei compagni marocchini che dormono in un modo …". Andammo prima da lui che dormiva in un garage, ma disse: "non per me, io qua sto benissimo, l'unico inconveniente è quell'odore di benzina delle macchine che ti rimane tutto il giorno; per il bagno vado fuori, però dormo …", lo diceva con tanto amore come se avesse un attico ai Parioli.

 

Andammo a vedere i suoi compagni: in una stalla c'erano otto persone; don Ciotti "è rimasto" … stavano seduti uno sui piedi dell'altro per scaldarsi, perché non potevano accendere il fuoco, c'era la paglia e le finestre erano di cartone. Queste sono le cose che ho visto io e perciò ve le racconto, non è per l'emozione degli affetti o per rincretinire la gente col sentimentalismo, perché questa è la realtà, è inutile che ci portiamo in giro. Ricordo che Mohamed appena entrato lì dentro andò a smorzare la radiolina che trasmetteva nenie orientali, perché lì si capta bene anche la radio del Marocco, poi mi disse: "Fai qualcosa per questi miei compagni!!".

 

Io ho poi esortato i sacerdoti di Ruvo che avevano degli appartamenti; ne abbiamo dati tre a questi Marocchini che si sono messi lì in 36. Gli altri li abbiamo alloggiati altrove. Per questi appartamenti, 16 o 18 non ricordo bene, la gente aveva fatto a gara, pressioni dal sindaco, dai carabinieri, dal vescovo, per averli in affitto. Si era dovuta fare una graduatoria. Sapete che quando abbiamo messo i marocchini hanno lasciato tutti … con tutti i nostri canti che facciamo in chiesa, con tutte le liturgie!!! Ecco allora la condivisione, la gratuità, il servizio, la solidarietà con la gente."Onorate l'orfano, lo straniero, perché anche voi siete stati stranieri in terra d'Egitto": c'è scritto nella Bibbia.

 

Però sta crescendo anche una sensibilità nuova: noi sacerdoti in modo particolare ci siamo impegnati a coscientizzare la gente perché i problemi della povera gente sono problemi nostri.

 

L'altro giorno è morto un ragazzo marocchino in un incidente stradale - Sono andato a trovarlo questo ragazzo all'obitorio del cimitero; c'era un raduno di tutti i marocchini della provincia (quanti ce ne erano!) e facevano quei canti lugubri dell'oriente .. sembravano piovere da altri mondi. Hanno preso poi 12 metri di tela ed hanno avvolto questo ragazzo ed è stato molto bello che i cittadini di Ruvo hanno fatto subito una colletta, la domenica in chiesa, per mandare il corpo alla vecchia madre di quel povero giovane in Marocco.

 

Qualche cosa cresce…adesso in quella città, da più di un anno in una chiesa che è un salone, ogni domenica c'è la mensa e vengono tutti quelli che hanno fame. Questo ogni domenica inesorabilmente. Allora direte: "che cosa avete risolto? con la minestrina pensate di poter risolvere i problemi colossali del mondo?" Non importa; non ci sono i segni del potere ma il potere dei segni.

 

La gente intanto si coscientizza sul dovere dell'accoglienza, della solidarietà, della condivisione, e questo è molto bello. Ecco perché non bisogna aver paura di queste cose; noi come credenti dobbiamo esprimere l'atteggiamento del samaritano, dell'ora giusta. Questo lo dico anche per quelli che si impegnano nel volontariato e si sentono a volte le orecchie fischiare perché c'è chi li critica: "Cosa volete fare voi con il riciclaggio delle vostre esuberanze emotive? con i panni che mandate alla Caritas pensate di poter risolvere i problemi della gente? con la piccola raccomandazione, con il posticino che trovate di straforo, con la minestra che scaldate per i poveri … cosi non si risolve il problema".

 

La strategia dell'ora giusta

 

Attenzione perché questo non è vero. Dobbiamo mettere in atto la stessa strategia del samaritano, dell'ora giusta. La sapete no la parabola del buon samaritano che arriva sul ciglio della strada, vede un povero che sta perdendo sangue e gli tampona subito le ferite, versa olio e aceto e poi gli fascia le ferite. Eccolo il pronto intervento!! è inutile che ti metti a discutere sulle cause della sofferenza planetaria quando devi tamponare te ferite.

 

Però il samaritano si accorge che da solo non ce la fa: vede che quello continua a perdere sangue, lo porta all'ospedale più vicino e gli fa fare la TAC, le analisi, e trascorre la notte con lui perché il Vangelo dice: "Il giorno dopo levatosi diede una moneta al primario, all'oste, e disse: "Prenditi cura di lui, al mio ritorno ti rifonderò il resto". Qui c'è il secondo momento dell'analisi delle situazioni: vedere da dove arrivano tutte le situazioni perverse che giungono a noi come le ultime branchie di un polipo che ha la testa in chissà quale bottega oscura della terra; chissà quali Cagliostri macchinano queste ingiustizie planetarie di cui a noi giungono gli ultimi tentacoli.

 

Il credente o l'uomo di buona volontà che oggi vuole impegnarsi a condividere la sofferenza degli altri, non deve limitarsi a mettere il borotalco sulle ferite, a sanare le pustole superficiali, epidermiche, ma deve andare a fare l'analisi della situazione perversa da cui derivano quelle manifestazioni esantematiche.

 

Qui noi siamo carenti anche come comunità cristiana perché abbiamo tantissima esuberanza, veniamo incontro con i pacchi dono, con la S. Vincenzo, ecc. … tanta esuberanza, tanta buona volontà, però chiaramente dobbiamo impegnarci come credenti, questa è la piazzola nuova o il ring nuovo dove dobbiamo combattere la battaglia: l'analisi della situazione. Così si condivide veramente, così ci si batte per la giustizia che è il prologo della pace: fare l'analisi della situazione.

 

Quindi il samaritano dell'ora giusta, il samaritano dell'ora dopo, ma c'è anche il samaritano dell'ora prima!!, questo lo invento io, non c'è sul Vangelo. Se il samaritano fosse partito un'ora prima, fosse giunto sul luogo del delitto un'ora prima, al momento dell'aggressione, il crimine non sarebbe stato compiuto sulla strada, cioè bisogna giocare d'anticipo.

 

Una comunità cristiana, ma anche un'istituzione pubblica, oggi deve prevedere a lunga gittata come andranno le cose. Dove va a finire la gioventù di oggi: i ragazzi quando escono dalla scuola quali sbocchi occupazionali troveranno? Questo scrutare l'aurora è proprio delle sentinelle, degli episcopi; coloro che sorvegliano stanno solo per vegliare, vegliare nella notte.

 

Nel Vangelo di Natale abbiamo letto: "C'erano dei pastori che vegliavano nella notte facendo la guardia al gregge". Questo è compito dei sindaci, dei vescovi, dei sacerdoti, di tutti li uomini di buona volontà: "C'erano dei pastori che vegliavano nella notte facendo la guardia al gregge". Questo giocare d'anticipo deve far parte del nostro stile di credenti, perché altrimenti siamo solo dei romantici che fanno dei discorsi, delle belle manifestazioni, delle lotterie, però la condivisione non si scatena mai in termini credibili e forti.

 

Così per tutte le altre cose: per i problemi della tossicodipendenza, degli sfrattati; a volte bisogna avere il coraggio della denuncia pubblica. Quante situazioni ci sono…non so se sto dando più spazio alla speranza o alla lamentela!! Ma non importa; quando la lamentela è intrisa di accenni di risurrezione è sempre uno stimolo.

 

In chiesa c'è un canone bellissimo, un preghiera che dice: "Donaci Signore occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei poveri". Se lo chiediamo come preghiera è perché veramente non ce ne accorgiamo, abbiamo gli occhi chiusi, non riusciamo a vedere le situazioni di povertà. Ci sono delle cose incredibili.

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