di Mauro Magatti
Corriere della Sera
27 luglio 2020

Per scalare la montagna delle macerie lasciate dal coronavirus — risollevare l’economia e contrastare la diffusione della sofferenza sociale — occorre cambiare passo. Per dirla con linguaggio consulenziale, adottare un diverso «mind set» (mentalità).

Negli anni a venire, la possibilità di creare prosperità dipenderà, più che dalla stimolazione dei consumi, dalla qualità degli investimenti. Non che i primi non siano importanti. Ma 1) da soli, non basteranno; 2) sono comunque difficili da incentivare dipendendo dalla fiducia (che non c’è), dalla redistribuzione reddito (che è sempre un nodo politicamente delicato), dal profilo demografico (che è rigido); 3) hanno forti controindicazioni dato che il loro aumento, a parità di condizioni, innalza l’entropia, vera origine di molti nostri problemi.

Il tema si è letto in filigrana anche nel retroscena del durissimo negoziato Ue per il Recovery fund: il dubbio che i paesi del sud, e in particolare l’Italia, siano in grado di adottare la disciplina dell’investimento è stato un argomento usato dai «frugali». E, al netto delle altre questioni (difesa di interessi economici, obiettivi elettorali, diffidenze culturali) che hanno ballato nella trattativa, occorre ammettere che in questa critica c’è del vero.

La nuova centralità degli investimenti si fonda su diverse ragioni.In primo luogo, come nelle fasi post belliche, serve iniettare risorse aggiuntive per innescare processi di sviluppo di medio-lungo termine. Senza dimenticare il tema della protezione sociale, riaprire la prospettiva di futuro moltiplica le risorse finanziarie e rigenera quelle psichiche.In secondo luogo, investire è la chiave per cambiare il nostro modello di sviluppo. Sostenibilità e digitalizzazione configurano una profonda riorganizzazione del modo di produrre, distribuire e consumare.

Ma tale trasformazione ha bisogno di investimenti, unica via per incidere sullo stato delle cose senza limitarsi al puro adattamento.In terzo luogo, solo gli investimenti possono permettere di aumentare la produttività che, in modo particolare per l’Italia, costituisce un fattore grave di ritardo sistemico. Usare meglio le risorse disponibili è un obiettivo che si raggiunge tornando a investire. Infine, e non è cosa da poco, la centralità degli investimenti consente di confrontarci e discutere sulle priorità che vogliamo perseguire, cioè sulla direzione di senso dello sviluppo. D’altra parte, già prima del coronavirus, nel mondo manageriale era ormai diffusa l’idea che il purpose (scopo) dovesse venire considerato un ingrediente essenziale per il fu-turo di ogni organizzazione (aziendale e ancor di più politica).

CONTINUA A LEGGERE…