di Roberto Cetera
Osservatore Romano
27 luglio 2020

Le carenze della scuola nell’orientamento degli studenti verso il lavoro

C’è un buco nel sistema scolastico, che pur essendo macroscopico viene spesso sottaciuto nella sua gravità. Si tratta della capacità della scuola di saper contribuire alla formazione di un orientamento alle scelte universitarie e lavorative successive al percorso scolastico. Se la scuola è — o dovrebbe essere — soprattutto scuola alla vita, la mancanza di un supporto allo svelamento della propria vocazione, è evidentemente una mancanza grave.

In realtà in tutte le scuole superiori è prevista negli organigrammi una «funzione strumentale all’orientamento», ma quasi sempre si tratta di un ruolo burocratico il cui compito essenziale è di organizzare le presentazioni di marketing dei vari istituti accademici in concorrenza. Su ciò ulteriormente si innesta, occorre dirlo, un rigetto dei docenti al compito («non spetta a noi») e anche una diffusa impreparazione sull’argomento.

D’altronde, sempre più frequentemente la scelta della professione insegnante non è essa stessa tanto frutto di vocazione quanto di convenienza; e allora la domanda sorge provocatoria e spontanea: può efficacemente orientare chi è di per sé abbastanza disorientato?

Il problema è molto più serio di quanto possa a prima vista apparire; i risultati si vedono: un tasso di abbandono delle università tra i più alti in Europa, una percentuale di laureati sull’intera popolazione da fanalino di coda. E sopra ogni cosa il dilagare di una diffusa insoddisfazione esistenziale tra i giovani adulti. Non è un problema “tecnico”, ovviamente. Non si tratta semplicemente di comparare vantaggi e svantaggi di questa o quella facoltà e università.

Nel lavoro che ognuno di noi sceglie si rivela e concretizza l’identità dell’individuo. Ne abbiamo avuto conferma recentemente con le tante reazioni di disagio registrate in queste settimane alla pratica forzata dell’impersonale smart-working. Non avere il lavoro, o svolgerlo senza relazioni vis a vis, per molti ha significato smarrire d’identità. Nel lavoro, attraverso il fare si costituisce l’essere.

LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO