di Angelo Moretti
Vita
28 giugno 2020

Chissà come il parroco di Barbiana avrebbe affrontato la questione della DAD, di alunni dentro ed alunni fuori, di una scuola che fatica da decenni ad essere missione ed ora anche ad essere un semplice servizio uguale per tutte e tutti.

La principale lezione di Barbiana viene da una reazione ad una percentuale che don Milani trovò semplicemente sconvolgente: i figli degli operai e dei contadini venivano bocciati con molta più facilità e frequenza dei figli dei ricchi. Lui non la chiamò povertà educativa, semplicemente disuguaglianza sociale. Le sue tabelle statistiche riportate con una lucidità straordinaria sui ciclostile parrocchiali riportavano due variabili in relazione tra loro: “mestiere del Babbo” e “ragazzi persi alla scuola tra quinta elementare e prima media”. Il dato era lampante: il 78,9% erano figli di contadini, il 15,8% erano figli degli operai. I “figliuoli dei ricchi” erano dispersi per meno dell’1,4% (Lettera ad una professoressa, 1967). Anche da quella lettera, scritta in modo corale come un’esercitazione degli allievi della Scuola di Barbiana, prende le mosse la rivoluzione del ‘68 per la riforma sociale del sistema scolastico ed universitario, una riforma che puntava a dare ampio spazio alla vera mobilità delle classi sociali prevista nella costituzione del ‘48.

Quando scoppia la pandemia del 2020 l’Italia è alle prese con una ancora più grande crisi del sistema scolastico e della povertà minorile e con un immobilismo pressoché assoluto delle classi sociali, una definizione che sebbene sia sparita dal vocabolario del politicamente corretto resta immutata nei fatti: i figli dei poveri, nonostante una scuola “uguale per tutti“, restano al palo più di prima.

Le percentuali ricordate dalle diverse alleanze che hanno condiviso il manifesto “educAzioni. 5 passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambini, dei bambini, degli e delle adolescenti” sono ancora più allarmanti di quelle raccolte alla buona da quel sacerdote impegnato:1.260.000 minorenni in povertà assoluta (Istat 2018); 12,5% dei bambini 0-2 hanno accesso ad un asilo pubblico comunale, con gravissimi squilibri territoriali (24,8% in Emilia Romagna e 2,1% in Calabria); complessivamente il 24,7% dei bambini 0-2 hanno accesso ad un servizio pubblico o privato (Istat 2017/2018); 14,5% degli adolescenti usciti prematuramente dal circuito scolastico (Istat 2018); 13,5% dei giovani abbandonano prematuramente gli studi (Istat 2019); 24% dei quindicenni non raggiungono competenze minime in matematica (Ocse-Pisa 2018); 12,3% dei ragazzi 6-17enni vive in case prive di pc o tablet (Istat 2018/2019)

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