di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera
17 giugno 2020

Dopo anni e anni di richieste andate a vuoto le speranze della magistratura italiana di avere dall’Egitto le indicazioni necessarie per incriminare gli assassini di Giulio Regeni sono ridotte praticamente a nulla. E allora è giunto il momento di prendere atto che verso Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, l’Italia ha un debito enorme. Non solo e non tanto per il fatto di non aver potuto ottenere giustizia per il loro figlio dal governo egiziano, cosa che — è stato subito chiaro — eccedeva di gran lunga qualunque possibile capacità di pressione del nostro Paese su quel governo, sicuramente complice o perlomeno protettore degli assassini del giovane ricercatore. Ma molto di più perché a un certo punto l’Italia ha dovuto virtualmente decidere — anche se i suoi pavidi governanti non hanno avuto mai il coraggio di dirlo — di sacrificare la causa della giustizia e della verità circa la morte di questo suo giovane cittadino non alla ragione di Stato, come si sente dire e si legge in questi giorni, bensì a qualcosa di completamente diverso: all’interesse nazionale. Infatti è un interesse vero e indiscutibile dell’Italia che il Medio Oriente non esploda con rovinose conseguenze a catena, che l’Egitto, principale Stato di quell’area, contribuisca a ciò non cadendo nelle mani dell’islamismo filoterrorista, e dunque, per dirla chiaramente, che continui a essere governato da un despota spregiudicato e all’occorrenza feroce come Al Sisi, il cui appoggio è indispensabile per molti nostri interessi vitali in quella regione. E’ per tutto questo che alla richiesta del Cairo di consegnargli due navi da guerra costruite nei nostri cantieri e a suo tempo promessegli è interesse dell’Italia, oggi, dire di sì.

LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO