Consigli d’empatia

Molto spesso, nel tentativo di instaurare un primo dialogo con persone titolari di protezione internazionale si ricorre all’uso di domande che rischiano di compromettere ogni possibilità di apertura e relazione. Qui sotto un video leggero e scherzoso che vi guiderà verso un approccio empatico.

ARTICOLI

Nei panni dei rifugiati: percorso a schede sul diritto d’asilo

We will let their lives speak: sì, abbiamo fatto parlare le vite, come suggerisce un proverbio quacchero. Per dire dei rifugiati, degli uomini e delle donne senza patria, abbiamo scelto di dare la parola alle esperienze. Per raccontare le guerre dimenticate e la faccia nascosta di quelle propagandate, abbiamo lasciato spazio ai racconti crudi dei sopravvissuti, alle miti, sferzanti emozioni di una poesia, o alle note di una canzone…

«Odissey» di Ai Weiwei

La situazione dei rifugiati è una ferita aperta che fa parlare non solo i quotidiani e le emittenti televisive, ma anche il mondo dell’arte e della cultura in generale, che partecipa attivamente al dialogo e alla denuncia. Gli artisti esiliati nel mondo, sono particolarmente sensibili al problema anche perchè fa parte del proprio vissuto. In particolare l’artista cinese Ai Weiwei, ormai noto in tutto il mondo per i suoi sessant’anni da dissidente, condannato in patria per le sue denunce e costretto all’esilio, così presenta questa incisione intitolata “Odissey”: Ho pensato alla mia esperienza come rifugiato. Quando sono nato, mio padre Ai Quing, è stato denunciato come nemico del partito e del popolo. Siamo stati mandati in un campo di lavoro in una regione remota lontano da casa. Ho continuato il suo lavoro di denuncia della corruzione e delle ingiustizie, ma è un’esperienza terribile essere considerato straniero nel tuo paese. E’ terribile essere considerato straniero anche in tutti i paesi che ti hanno visto esiliato”.

Sem Galimberti

LIBRO CONSIGLIATO
Noi migranti. Per una poetica della relazione
di Paola Gandolfi
Castelvecchi editore

Dinanzi alla confusione delle narrazioni relative alle migrazioni, è indispensabile tornare al significato delle singole parole, elaborando un linguaggio comune da cui ripartire. C’è bisogno di narrazioni che compongano un’altra descrizione della realtà e che diano ragione della complessità e dell’umanità che la costituiscono. Scegliere un’altra narrazione delle migrazioni, nei contesti educativi, significa far spazio a un’altra realtà possibile. Il libro indica percorsi operativi e sperimentazioni in questa direzione.

ALBUM CONSIGLIATO
L’uomo nero
di Brunori Sas