Esistono centinaia di iniziative positive sul tema che purtroppo restano sempre ai margini della narrazione. Abbiamo deciso di dare loro spazio, aiutaci a diffondere !

Attraverso i progetti Siproimi di Bergamo e provincia, in collaborazione con agenzie per il lavoro solo nell’anno 2019 ben 36 aziende profit e 8 cooperative sociali sono state protagoniste nell’attivazione di percorsi d’inserimento lavorativo di rifugiati presenti sul territorio.

Anche Siproimi per Minori Stranieri Non Accompagnati lavora sulla costruzione di basi solide per l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro: nel 2019 sono stati attivati 8 tirocini e ben 33 percorsi di formazione professionale e/o conseguimento di licenza scuola secondaria.

Continueremo su questa strada perché è solo attraverso formazione, incontro e conoscenza che si può immaginare una società inclusiva e innovativa, al passo coi tempi.

ARTICOLI

Refugees Welcome arriva anche a Bergamo

L’apertura di una sezione di Refugees Welcome diventa un prezioso strumento cittadino per offrire la possibilità a chi lo desidera di poter ospitare presso la propria abitazione qualcuno per cui, in quel preciso istante di vita, una casa può significare non solo una condizione di benessere materiale ma anche e soprattutto un porto sicuro, un trampolino verso l’autonomia, uno spazio di incontro e crescita dove investire sul proprio progetto di vita. Quello che l’associazione garantisce è che questo incontro, o “matching” usando il termine tecnico, avvenga in una modalità protetta, guidata e consapevole e che anche durante la convivenza vera e propria nessuno si senta lasciato solo.

«UNPACKED: Refugee-Baggage» di Mohamad Hafez

Le installazioni in valigia di un artista siriano riproducono in piccolo le case che i rifugiati sono costretti ad abbandonare. Mohamad Hafez, rifugiato nel Connecticut, compone le sue opere in serie intitolate “UNPACKED: Refugee-Baggage” (Disfatto: il bagaglio del rifugiato). Nulla meglio della valigia potrebbe metaforizzare un’intera vita costretta a ridurre i ricordi in un piccolo spazio che non deve essere ingombrante nelle traversie del viaggio. I bagagli degli ebrei avviati all’olocausto, le valige dei nostri migranti dal sud al nord, i fagotti dei più disperati hanno da sempre sottolineato i tragici eventi del nostro tempo.
L’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha organizzato l’anno scorso una mostra d’arte contemporanea nel luogo simbolo dell’isola di Lampedusa. Le opere di Hafez, accanto a quelle di più celebrati artisti come Ai Weiwei, Mark Rothko, Christian Boltanski, ci hanno raccontato le vite degli altri, la convivenza forzata ed eterogenea che avvicina o allontana le persone, la quotidianità dolorosa quanto paradossale nei campi profughi, il senso di vuoto che caratterizza l’ansia di chi si deve adattare a nuove condizioni di vita.

Sem Galimberti

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