L’economia del tuo Paese si base sul settore primario ma il tuo terreno è arido, non da più frutti, i tuoi animali non hanno più di che mangiare e non producono più nemmeno latte. Da quel terreno e da quegli animali dipendevano almeno 10 persone. Tu cosa faresti?

Da decenni intere parti del pianeta sono colpite da una desertificazione che avanza o da un’erosione incontrollabile delle terre. Molte persone non scappano da conflitti armati ma bensì dalla miseria. Hanno perso tutto a causa dello stravolgimento del clima.

Siamo davvero certo di essere indenni da tutto questo?

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Migranti e cambiamenti climatici. Chi migra, perché e come intervenire per porvi rimedio?

Le migrazioni dovute ai cambiamenti climatici sono già in atto da ormai qualche anno, ma hanno avuto poco spazio nel dibattito pubblico, strette e sovrapposte come spesso sono ad altre migrazioni. Eppure nel prossimo futuro continueranno a crescere: secondo la Banca Mondiale, entro il 2050, fino a 143 milioni di persone che attualmente vivono nei paesi dell’Africa subsahariana, dell’Asia meridionale e dell’America Latina, potrebbero muoversi forzatamente. Come ci stiamo preparando? Cosa rimane da fare? Scopriamone di più con Diego Andreucci e Andrea Oleandri.

La grafica del famosissimo writer inglese Banksy ( la cui identità rimane ancora sconosciuta), riproduce il quadro della Zattera della Medusa di Theodore Gericault. Il graffito sta sul muro esterno dell’ufficio immigrazioni di Calais. La scelta del luogo non è dunque occasionale. Il dipinto a cui si ispira, rappresenta il naufragio della fregata francese Méduse, avvenuto nel 1816 al largo delle coste della Mauritania. Tra gli occupanti della nave, i maggiorenti si salvarono con le scialuppe che non erano sufficienti per tutti. Le persone più umili (uomini di colore, ex schiavi africani, mozzi, inservienti…) furono abbandonati su una zattera costruita con mezzi di fortuna. Solo una quindicina dei 150 occupanti della precaria zattera si salvarono, dopo innumerevoli sofferenze testimoniate dai sopravvissuti. Nella versione di Banksy, sullo sfondo si intravede la nave salvatrice che, però, è una moderna nave militare.
Il rifugiato è spesso un naufrago che si è salvato; ma il processo del suo calvario, dalle condizioni infauste della sua partenza alle difficoltà dell’arrivo, gli è sempre presente. Occorre dunque aver ben presente, in chi accoglie, le storie sofferte di chi è accolto.

Sem Galimberti

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