#MemoriaCivile  L’intento di questa rubrica è recuperare, attraverso la memoria civile, una dimensione politica di impegno e di cittadinanza. Conoscere e approfondire alcune delle vicende che hanno attraversato in questi anni la storia del nostro Paese e dell’Europa per ripensare il presente. Trasmettere soprattutto ai giovani, anche attraverso la complessità di una storia non ancora rielaborata, la consapevolezza di come la conoscenza possa essere lo strumento per confrontarsi con la realtà.

Robert Kenney, il sogno impossibile

Il 5 giugno del 1968 Robert Kennedy, per tutti Bob, venne ferito all’hotel Ambassador di Los Angeles. Era da poco passata la mezzanotte, il senatore nel pieno della campagna per le primarie, decise di cambiare i suoi programmi e concedere una conferenza stampa ai giornalisti dopo la vittoria ottenuta in California, che lo incoronava di fatto come il candidato da battere alla convention democratica per la corsa alla Casa Bianca. Mentre lasciava l’hotel attraversando le cucine venne ferito a morte dai tre colpi esplosi a bruciapelo da Shiran Shiran, un immigrato di origine palestinese. Bob Kennedy morì dopo ventisei ore di agonia il 6 giugno 1968.

Gli spari a bruciapelo
«I colpi non fecero nemmeno troppo rumore – scriveva Oriana Fallaci in una inchiesta pubblicata su L’Europeo del 1968 che ricostruiva la storia di Bob Kennedy -. Secchi, leggeri. Il primo colpo gli entrò sotto l’orecchio destro ficcandosi dentro il mastoide, il secondo colpo gli entrò nel collo restandoci dentro. E mentre si portava le mani alla faccia, proprio il gesto di Jack, mentre scivolava all’indietro in silenzio, proprio il gesto di Jack, il radiocronista Andrew West trasmetteva: «Gli hanno sparato! Il senatore Kennedy è stato colpito! L’assassino è dinanzi a me. Tiene ancora la rivoltella in mano e continua a sparare. Rafer Johnson, un amico del senatore, gli tiene la mano ma lui continua a sparare».

L’America del 1968
L’assassinio di Robert Kennedy avvenne in un clima esacerbato dalla tensione sociale e dall’incertezza politica. In Vietnam l’offensiva dei vietcong non dava tregua all’esercito americano, mentre la scoperta del massacro di My Lai aveva rivelato tutta la tragedia di una guerra che pochi capivano, e aveva costretto il presidente Lyndon Johnson a fronteggiare una mobilitazione di protesta senza precedenti, che dall’America arrivò a sollevare l’opinione pubblica mondiale. Sul fronte interno il 4 aprile era stato ucciso il leader afroamericano, padre della lotta contro la segregazione razziale e premio Nobel per la pace, Martin Luther King. L’omicidio aveva scatenato rivolte e sommosse in quasi tutte le grandi città americane. Proteste e disordini che si sommavano a quelle dei giovani studenti che avevano fatto dell’antimilitarismo antimperialista la loro bandiera. Un terreno che regalò la vittoria elettorale al repubblicano Richard Nixon, cinque mesi dopo l’assassinio di Robert Kennedy.

Materiale di approfondimento

Articoli: 
Bob Kennedy, la sua forza morale finita nel sangue, Il fatto quotidiano
Il sogno infranto di Bob Kennedy, Avvenire

Il documentario:
Robert Kennedy, il sogno impossibile – La storia siamo noi

Il Film:
Bobby, di Emilio Estevez

Il libro:
Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy, di Walter Veltroni

Il podcast:
L’assassinio di Robert Kennedy, Wiki Radio – Rai 3