Intervista a Anthony Giddens
di Enrico Franceschini
La Repubblica
25 maggio 2020

«I prossimi 20-30 anni potrebbero essere il periodo più cruciale nella storia dell’umanità». È la previsione sul mondo d.C., dopo Covid 19, che si sente di fare Anthony Giddens, uno dei massimi sociologi viventi, ex direttore della London School of Economics, teorico della Terza Via riformista che portò il centrosinistra al potere in Occidente negli anni ’90, da Clinton a Blair, da Schroeder a Prodi. Membro della Camera dei Lord, autore di innumerevoli saggi, tra i quali i recenti La politica del cambiamento climatico e Potente e turbolenta. Quale futuro per l’Europa? (entrambi pubblicati in Italia da Il Saggiatore), Giddens afferma che siamo entrati in un’era di «grandi opportunità e grandi rischi», per affrontare la quale è necessaria «una nuova forma di progressismo»: una sorta di quarta via, fusione tra green revolution e lotta alle diseguaglianze.

Come sarà il futuro del mondo dopo la pandemia, professore?
«Mi viene in mente la vecchia battuta di Yogi Berra, grande allenatore americano di baseball: “È difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro”. In questo caso ancora più difficile, perché non c’è mai stata una crisi come questa, che paralizza il mondo intero e viene condivisa da tutti attraverso il web. Mi permetto di coniare un neologismo per definirla: digi-demia, prima pandemia digitale della storia. Circolano profezie di ogni genere, da un mondo migliore a uno peggiore, da uno più generoso e solidale a uno più avido e conflittuale. Ma nessuno sa con certezza cosa ci riserva il futuro perché siamo di fronte a una sfida totalmente inedita, nel male, un virus che si diffonde in un mondo ad alta mobilità sociale, e pure nel bene, perché non abbiamo mai avuto un mezzo come internet per comunicare e condividere quello che ci sta accadendo, pur restando chiusi per mesi nelle nostre case».

Possiamo individuare le principali minacce?
«La prima è sanitaria: se ci sarà una seconda ondata di contagi, ed eventualmente quanto grave, ovvero se riusciremo a controllare il coronavirus attraverso vaccini o altre misure sanitarie o dovremo conviverci a lungo. La seconda è di natura politica: le elezioni presidenziali americane di novembre. Ci saranno? Anche questo dipende dal virus. E se il risultato non fosse netto, gli Stati Uniti potrebbero precipitare nel caos: non è affatto chiaro come reagirebbe Trump».

E in Europa?
«Concordo con Macron: per l’Unione europea questo è il momento della verità. La pandemia può rivitalizzare la Ue o distruggerla. Le somme proposte per aiutare gli stati maggiormente in difficoltà sono ingenti. Ma un Paese come l’Italia ha tutto il diritto di ricevere sostegno. Se l’Italia affonda, anche la Ue affoga. Serve una risposta unitaria»

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