Intervista a David Sassoli
di Marco Zatterin
La Stampa
27 maggio 2020

«Se il Recovery Plan non sarà all’altezza delle ambizioni, il Parlamento non lo sosterrà». David Sassoli scandisce le parole, vuole che il messaggio arrivi chiaro ai governi nazionali che dovranno bollinare il biglietto con cui l’Europa si vuol tirare fuori dalla crisi virale. Un anno esatto dopo le elezioni che hanno rinnovato Strasburgo, in un’Unione alle corde per la pandemia, il presidente degli eurodeputati attende il programma per la «fase 2» che la Commissione Von der Leyen presenterà in giornata. Non parla di soldi perché confida che le risorse saranno adeguate e, comunque, ne sono già state mobilitate in quantità. Chiede semmai un progetto «che rafforzi le politiche di sviluppo, faciliti il Green Deal e la digitalizzazione, sostenga le economie in
crisi. Perché, altrimenti, difficilmente il mercato si risolleverà» Sassoli risponde al telefono pochi minuti dopo aver terminato un colloquio con Angela Merkel che, racconta, «non vede l’ora di tornare in vacanza ad Ischia». Sarà difficile, con la presidenza tedesca che parte in luglio e la bomba del virus da disinnescare. Ma non impossibile. Molto dipenderà, per i viaggi della cancelliera come per quelli della grande maggioranza dei cittadini europei, dalla qualità e dall’effetto delle misure di rilancio. Devono essere «ambiziose», insiste il deputato democratico, certo che il suo Parlamento farà il cane da guardia come si confà. «Siamo autorità di bilancio – assicura – e abbiamo l’ultima parola: tutto il percorso deve essere convincente».

Qual è la ricetta?
«Bisogna partire dal rivedere alcune regole della democrazia comunitaria, renderle più snelle ed efficaci per consentire decisioni rapide, senza incartarsi con diritti di veto che bloccano tutto. In questi tre mesi abbiamo ricevuto segnali precisi dai cittadini. È il momento di riprendere l‘idea di una grande conferenza per la Democrazia. La Germania, presidente dell’Ue nel secondo semestre, è favorevole a farlo».

In pratica, cosa vuol dire?
«Indicare risposte ambiziose per il piano di ricostruzione e per l’orizzonte europeo dei prossimi 10 anni. A partire dall’attribuzione di maggiori competenze all’Ue».

Quali, per cominciare?
«Quelle sanitarie, ad esempio, così da non farci cogliere impreparati dalle pandemie. Poi c’è necessità di proseguire il lavoro sulla difesa comune. Serve una politica europea sull’immigrazione e mi ha fatto piacere sentire che la cancelliera Merkel auspichi una riflessione su una fiscalità fondata su standard comuni».

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