Profughi climatici

Sabato 23 Maggio

Con

IN BREVE

IL PANNELLO DELLA MOSTRA “SULLA CURA DELLA CASA COMUNE”

L’ARTICOLO

Migranti climatici, rischiamo 143 milioni di profughi interni nel 2050
Lifegate

Un rapporto pubblicato il 19 marzo dalla Banca mondiale ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze sociali dei cambiamenti climatici. Entro il 2050, infatti, potrebbe arrivare a quota 143 milioni il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie case per colpa dei fenomeni meteorologici estremi o dalle condizioni ambientali diventate invivibili.

Il documento, intitolato “Groundswell – Preparing for internal climate migration”, indica l’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e l’America Latina come le tre macro-aree più a rischio, e si concentra unicamente sulle “migrazioni interne”, ovvero sulle persone che lasceranno le loro case ma non la loro nazione. “I cambiamenti climatici – ha spiegato John Roome, direttore della divisione ambientale presso l’organismo internazionale – incidono già oggi sulle migrazioni di esseri umani e il fenomeno potrebbe intensificarsi in futuro. Tuttavia, se riuscissimo a limitare le emissioni di gas a effetto serra e incoraggiare uno sviluppo sostenibile, potremmo immaginare di limitare il numero di migranti climatici a 40 milioni nelle tre regioni. E la differenza sarebbe enorme”.

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IL LIBRO

Effetto serra, effetto guerra. Il clima impazzito, le ondate migratorie, i conflitti. Il riscaldamento globale, i ricchi, i poveri

di Grammenos Mastrojeni e Antonello Pasini

Continue ondate migratorie aprono scenari a cui non eravamo preparati, e paiono il preludio a esodi di interi popoli. Le aree dove questi sommovimenti si originano hanno tutte qualcosa in comune: il clima che cambia, il deserto che avanza e che sottrae terreno alle colture mettendo in ginocchio le economie locali.
Il cambiamento climatico contribuisce al disagio e all’aumento della povertà di intere popolazioni, esposte più facilmente ai richiami del terrorismo e del fanatismo. In tutto questo, l’Italia è in prima linea: lo sanno bene a Lampedusa. Un climatologo e un diplomatico – così lontani, così vicini – hanno preso la penna giungendo alle stesse conclusioni: se abbandoniamo i più poveri al loro destino non solo facciamo finta di non capire ciò che ci insegnano la moderna scienza del clima e l’analisi geopolitica – che siamo tutti sulla stessa barca e che i problemi sono interconnessi e hanno una dinamica globale -, ma lasciamo crescere un bubbone di conflittualità che prima o poi raggiungerà anche noi; i primi migranti del clima lo sanno bene.

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L’IMMAGINE

L’immagine mostra la fisionomia di una mappa composita in cui si muovono elementi concreti e metaforici: il naufragio, la salvezza di un bambino, il viaggio nel deserto, il valore delle culture e degli alfabeti, la ragnatela delle difficili relazioni umane… Frutto di pagine strappate da vecchi atlanti e assemblate in modo non occasionale (il sud diventa nord e il nord diventa sud), la composizione è dedicata alle migrazioni che percorrono il pianeta, tra speranze e delusioni, drammi e illusioni, accoglienze e respingimenti.

Da quando l’uomo vive su questa terra, ci sono sempre stati movimenti migratori nella speranza di trovare nuove e migliori condizioni di vita. Disastri ambientali, siccità, alluvioni, conflitti e violenze civili, perdite di sicurezza, guerre, sottosviluppo e molto altro determinano oggi un numero altissimo di migranti che vivono lontano dalla terra nativa, con con nuove mappe di spostamenti e diversificazione di sentimenti nell’accoglienza.

Se avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”. Don Lorenzo Milani

a cura di Sem Galimberti