di Stefano Ferrari
Programmatore e responsabile ordini e acquisti
21 maggio

Ho viaggiato molto durante questa quarantena per poter consegnare della merce ad aziende della filiera, che, come quella metalmeccanica in cui lavoro, non hanno serrato i battenti ed hanno continuato a produrre con tutte le prescrizioni di legge per la salute dei lavoratori e le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria. In radio si parlava di come ogni volta in cui si parla di giovani e lavoro, non ci sia mai un giovane a discuterne, ma sempre e solo persone di altre generazioni che parlano di come si debba fare per poter lavorare o trovare lavoro. Nel frattempo i giovani emigrano verso altri paesi.
L’Italia purtroppo ha un forte problema generazionale: poche persone nella fascia di età tra i 20 ed i 35 anni di età e ciò pregiudica il diritto di essere ascoltati poiché banalmente si è in inferiorità numerica rispetto ad altre categorie e non si è in grado di fare gruppo (o rete, come va di moda oggi) per farsi sentire. Non posso negare però che, visto il benessere attuale, manchi forse anche la voglia di riunirsi e farsi sentire.

Oggi i giovani pagano per errori che non hanno commesso e lavorano per diritti che forse non avranno e questa situazione ha ancor di più reso instabile questa generazione, la mia generazione, che ha raggiunto la maturità all’alba della crisi economica peggiore dal ’29 e che ancora oggi fatica a ritagliarsi il suo spazio vitale nel belpaese.

Fortunatamente, la provincia di Bergamo è una provincia ricca e molto attiva socialmente, in cui il lavoro non manca, anzi, nel caso dell’azienda dove lavoro, mancano lavoratori specializzati come programmatori macchine CNC o attrezzisti di centri di lavoro e si hanno difficoltà nello sviluppo e nell’ampliamento, anche per questi motivi. Questa settimana abbiamo ricevuto 3 curriculum di ragazzi giovani, a cui purtroppo non potremo dare risposte considerando il momento di incertezza assoluta.

La chiusura totale, impensabile fino ad inizio Marzo, è stata gestita cercando di dividere le forze e continuare a produrre per i nostri clienti della filiera, italiani ed esteri, che avevano necessità dei nostri prodotti per assicurare la continuità delle loro produzioni. Le difficoltà sono state moltissime: dall’approvvigionamento di materia prima ed utensileria alla non chiara burocrazia necessarie, per cui ciascun fornitore richiedeva moduli e lettere differenti per poter anche solo evadere un ordine. Ciò che non è cambiata è stata la passione dei lavoratori che hanno proseguito le loro attività con disciplina ed onore, come sempre hanno fatto.

Inizialmente, le difficoltà della provincia di Bergamo poco sono state capite a livello nazionale, clienti di altre regioni si chiedevano come fosse possibile che da noi, a metà Marzo, non funzionassero i corrieri espresso o fosse impossibile reperire materia prima. “Strano… qui funziona ancora tutto”, è stata la risposta telefonica di un cliente in attesa di articoli in naturale ritardo rispetto alla consegna prefissata.
Ricordo che un fornitore di Napoli, preoccupato per la situazione e la perdita di clienti verso aziende concorrenti estere, mi ha confessato di essere preoccupato: “capisco la salute, ma poi devi pur farci qualcosa con la salute”. È difficile poter giudicare certe affermazioni e non sta a me farlo, ma non vanno sicuramente banalizzate e nemmeno rifiutate per principio. Cosa spinge una persona a contrapporre la necessità di un lavoro alla propria salute? È la domanda che tutti dobbiamo porci in momenti come questo e riflettere su cosa potrà accadere in futuro. Lo stato Italiano risponderà inevitabilmente alla crisi generando più debito pubblico ed in questo modo i giovani di domani pagheranno ancor di più dei giovani di oggi. Un circolo vizioso che pare non avere fine.

Nell’azienda dove lavoro gestisco la programmazione e seguo i rapporti con i clienti e fornitori. L’incertezza vince su tutto e rende più incerto il futuro di tutti, nessuno si sbilancia a dire “sono sicuro che migliorerà”, accontentandosi di un timido “speriamo migliori”.

La speranza è che tutto torni alla normalità e la fiducia, in fondo, si sente, seppur blanda, sia nelle aziende che nei lavoratori ma questo non significa che tutto debba tornare “come prima” perché sarebbe impensabile ed incredibilmente negativo. Non parlo solo della inaspettata capacità degli italiani ad attendere in file ordinate, ma dell’utilizzo più estensivo di Internet nel mondo del lavoro italiano. Grazie a questo incredibile mezzo in futuro vedo più video-conferenze, meno spostamenti non necessari (meno macchine!), più connessione tra la gente e maggiore informazione condivisa, pur restando a casa.

In conclusione, credo si dovrebbe sfruttare questa situazione per poter portare finalmente a livello europeo certi settori italiani, come quello della burocrazia e dei rapporti con lo stato, snellire e rendere più veloce tutto ciò che riguarda il pubblico per dare uno slancio al privato. Avere la voglia di utilizzare internet non solo per mandarsi valanghe di inutili e-mail ma per rendere più efficace il proprio lavoro e più produttiva la propria giornata.