di Marina Annie Moscati (12 anni, II media)
15 maggio 2020

È proprio vero che bisogna godersi ogni singolo attimo della propria vita, perché non si sa mai cosa essa è pronta a porci davanti, a quel punto siamo noi a dover esser pronti.

Da qualche settimana è arrivata una nube color tristezza, rabbia e prigionia chiamata Coronavirus o COVID-19 che ha deciso di oscurare e isolare anche i primi boccioli primaverili rinchiudendoci in casa a fissare con gli occhi rassegnati il sole, che in questi giorni nessuno si può godere. Sta cercando di strapparci i lati positivi delle cose, di prendersi con prepotenza la gioia dei primi caldi, le risate, la tranquillità, lo studio, le feste, gli abbracci, le carezze, i viaggi e… gli amici. Ebbene sì, in questo periodo monotono e macchinoso, in cui le finestre mutano in limiti così come le porte e in cui i muri di casa si trasformano in mura, non si possono vedere neanche gli amici.

Per me questo ha fatto sgorgare lacrime cupe e nascere pensieri disperati, sono una persona molto affettuosa e socievole e se c’è una cosa di cui non tollero essere privata nemmeno per un secondo sono le mie amicizie e le persone a me care. Fortunatamente li sento tutti i giorni e anche se tutto questo sembra non finire mai continuiamo a volerci bene e in mezzo a questo mare di negatività con onde contornate di una noiosa routine, c’è qualcosa che ci accomuna: la mancanza reciproca.

Tutti abbiamo nostalgia di vedere l’altro, di condividere sensazioni, sentimenti, opinioni, di abbracciarci, tenerci la mano e persino di discutere. Siamo altamente stufi di sentirci bloccati e incatenati all’uguaglianza di queste giornate che sembrano infinite, ci sentiamo esattamente come tutta l’Italia in questo momento e forse più di tutti gli altri, perché noi giovani abbiamo bisogno di libertà più di chiunque altro, togliendocene la magia, ci sentiamo canarini in gabbia che vorrebbero dileguarsi, ma non possono, ma anche se sembra surreale, c’è una speranza. Mentre il telegiornale brontola con la voce impostata su cattive notizie sul virus, noi riusciamo a sperare, come se un fiore appassito giocasse la sua ultima carta, la sola goccia d’acqua, che riesce a farlo rivivere.

Questo grigio percorso che stiamo attraversando, ci insegnerà a riscoprire il valore delle piccole cose, a uscire insieme e a uscirne insieme, comprenderci, fare insieme belle esperienze, a scambiarci un sorriso in più e specialmente a versare sul nostro cuore quella goccia di speranza rendendolo un po’ meno arido, questo ci farà ricominciare meglio di prima restituendoci le nostre vite con più colori e voglia di amicizia. Ci aiuterà a non dare per scontato, facendoci alzare lo sguardo dallo smartphone per guardare il cielo e lo dico… non vedo l’ora, sono pronta!!! Cara epidemia… mi hai tolto il diritto di una passeggiata la domenica pomeriggio per una quindicina di giorni, ma il sorriso e i legami non me li togli… Non ce la fai!