di Ferruccio De Bortoli
Il Corriere della Sera
19 maggio 2020

Li abbiamo celebrati come eroi della battaglia, combattuta persino a mani nude, senza protezioni, contro il virus, perdendo spesso la vita. Con il Decreto Rilancio li avremmo dovuti premiare oltre che ringraziare. Medici, infermieri e personale sanitario non avranno il bonus promesso. Non lo avranno perché alcune Regioni avevano già provveduto o hanno in programma di farlo e per la difficoltà di stabilire esattamente il perimetro dei beneficiari. Il Decreto legge più corposo (250 articoli) e più impegnativo sotto il profilo finanziario (55 miliardi di fabbisogno) che sia mai stato varato, non ha affrontato nemmeno lo spinoso tema della responsabilità civile penale degli operatori sanitari. Non è escluso che diversi professionisti, gli «eroi» di questa emergenza, saranno chiamati, nei prossimi anni, a rendere conto del loro operato nella presumibile lunga scia giudiziaria della pandemia. Una beffa dolorosa.

I numeri

Il decreto Rilancio ha comunque stanziato 3 miliardi e 250 milioni per la Sanità nel suo complesso, di cui un miliardo e 200 milioni per l’assunzione di nuovo personale. Non solo medici. Sono 9 mila e 600 gli infermieri che verranno contrattualizzati. Si investirà di più — come ha scritto Margherita de Bac sul Corriere— per rafforzare le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca). La cifra di un miliardo e 400 milioni verrà destinata per raddoppiare le postazioni di terapia intensiva oltre quota 11 mila. La dotazione italiana — come ha spiegato il ministro della Salute, Roberto Speranza — si collocherà così al di sopra della media dei Paesi Ocse. In sostanza, nel 2020, la spesa sanitaria crescerà — se aggiungiamo anche ciò che era stato previsto da provvedimenti precedenti, in particolare il Cura Italia — di quasi 7 miliardi. «In due mesi il governo — commenta Domenico Mantoan, direttore generale della Sanità e del Sociale della Regione Veneto e presidente dell’Aifa, l’agenzia del farmaco — ha dato all’intero settore una cifra pari a quella stanziata negli ultimi quattro anni. E la metà ce la ritroveremo tutta come spesa corrente. Dunque, il Servizio sanitario nazionale impegnerà poco più di 120 miliardi l’anno. Se poi si dovesse accedere al prestito previsto dal Mes, ci troveremmo a gestire tra Stato e Regioni un capitale cospicuo, enorme. Con quale disegno? Quale l’impatto sul territorio? Quale la garanzia di efficienza nella spesa?».

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