di Angelo Varni
Il Sole 24 Ore
18 maggio 2020

In un’atmosfera di attesa feconda la comunità degli storici – e non solo – si era preparata all’apertura dell’Archivio Apostolico Vaticano, prevista per lo scorso 2 marzo, contenente l’enorme mole di materiale documentario riguardante il pontificato di Pio XII negli anni drammatici e cruciali tra il 1939 e il 1958, quelli del tragico abisso della guerra e della successiva ricostruzione di un quadro internazionale modificatosi negli assetti internazionali, sociali, culturali ed economici.

Già il 9 successivo, però, l’imprevista tempesta provocata dal diffondersi del coronavirus ha indotto a richiudere ogni possibilità di consultazione, spegnendo sul nascere la diffusa speranza di chiarire in modo definitivo la lunga, e forse sterile, contrapposizione tra i sostenitori di una sorta di “leggenda nera” che bollava Papa Pacelli come “alleato di Hitler” e quanti parlavano di una contraria “leggenda rosa”, mettendo in evidenza l’aiuto dato dalla Chiesa agli ebrei durante la persecuzione nazista. Più argomento, questo, di superficiale polemica tra fazioni, di massima già pregiudizialmente disposte sull’uno o sull’altro fronte, che solida valutazione interpretativa delle tante motivazioni operanti nella scelta effettuata da un’istituzione in costante equilibrio tra
testimonianza di fede, collocazione politica-diplomatica, “governo” della comunità universale dei fedeli.

Leggi l’articolo completo