18 maggio 2020

Il presidente della CEI card. Gualtiero Bassetti, scrive nella sua lettera del 16 maggio rivolta a vescovi, clero e fedeli dedicata alla ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo: «Le mascherine, i contatti ridotti possono essere letti simbolicamente, come un invito a riscoprire la forza dello sguardo. Se avete notato, durante la Messa delle 7, il Santo Padre non ha mai mancato di dire: “Scambiatevi un segno della pace”. Qualcuno gli ha detto che non ci si può scambiare il segno della pace, ma il Papa ha risposto che non ci si può scambiare la pace avvicinandosi e dandosi la mano, ma lo si può fare anche a distanza con un sorriso, uno sguardo dolce e benevolo, che diventano un modo di comunicare pace, gioia e amore. E così, pur restando a debita distanza, cercheremo di scambiarci la pace».

Lo scambio  della pace attraverso la stretta di mano ha una storia relativamente recente, le sue radici però sono antichissime e si manifestarono modi oggi sconcertante anche in tempi normali.

Nelle «messe con distanziamento» i fratelli e le sorelle nella fede saranno reciprocamente costretti a considerare i corpi altrui come potenziali nemici. Si tratta di un’anomalia che gli sguardi possono contrastare ma non superare. Nel consueto scambio della pace le mani si stringono a due a due. Entrambe danno e ricevono; per questo c’è pace. Colto in questa luce, lo sguardo reciproco conserva effettivamente qualche forma di bilateralità; nel momento in cui si presenta come una sostituzione di un gesto precluso, lo sguardo potrebbe, però, alzare la posta e diventare più «amoroso», subentrare al bacio e non già alla semplice stretta di mano.

«Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13,12-13). Cosa ha di particolare il bacio sulla bocca (perché appunto di questo si trattava)? La risposta immediata è quella di evidenziarne la perfetta reciprocità. Se ci riferiamo alla fronte o alle guance c’è chi bacia e chi è baciato; quando entra in gioco la bocca il baciare e l’essere baciato fa tutt’uno. Per questo qui vi è l’invito a salutarsi «gli uni gli altri (allēlous) con un bacio santo». Oggi il gesto sconcerterebbe – del resto questa fu già la reazione di Tertulliano – tuttavia non ci sono dubbi che nella liturgia cristiana del I secolo la con-spiratio, vale a dire il bacio sulla bocca, divenne un atto solenne con il quale i partecipanti al culto condividevano lo spirito gli uni degli altri. Il gesto venne a designare la reciproca unione nello Spirito Santo espressione di una comunità che prende forma e vive nella pace in virtù del soffio di Dio. Come ben si espresse Ivan Illich: la pace è il «risultato della conspiratio, richiede un’intimità esigente».

A partire dal III secolo l’osculum pacis fu evocato sotto il semplice nome di pax. Oggi la «pace» prima della comunione fa ancora parte integrante della messa nel rituale romano, slavo, greco e siriaco. Nella distanza tutto in un certo senso si fa di nuovo possibile. Nelle «messe con distanziamento» lo sguardo reciproco dovrebbe essere chiamato a diventare espressione della nostalgia del «bacio santo» e non già della comune stretta di mano. Attraverso una trasparente allusione alla storia delle origini (Gen 2,7), Gesù risorto alita sui discepoli, dicendo loro: «Ricevete lo Spirito santo» (Gv 20,22). In  virtù di quel dono si è costituiti fratelli e sorelle nella fede. Invece del ricevere, ora c’è lo scambio reciproco; c’è la con-spiratio del bacio santo. Nella distanza lo sguardo è chiamato a esprimere la nostalgia di labbra che, lungi dall’essere assunte come nemiche, sono in grado di baciarsi. In altre parole è invitato a esprimere la nostalgia della pace: «giustizia e pace si baceranno» (Sal 85,11).

– Pietro Stefani