di Viviana Geddo
Educatrice presso una comunità di minori e aspirante insegnante
16 maggio 2020

Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, incoraggiava i giovani dicendo loro che dovevano avere sogni tanto grandi da sentirli quasi irraggiungibili. Nella realtà di oggi, caratterizzata da una forte disoccupazione giovanile e da difficoltà economiche, come possiamo mantenere il desiderio di trovare il lavoro dei nostri sogni e lottare per ottenerlo?

Ci troviamo in un momento storico in cui alle volte sembra di dover lottare tra ciò che realmente vogliamo fare e quel che il mercato del lavoro ci chiede, alle volte con proposte non troppo inclini alle nostre passioni o con condizioni economiche terribili. Io ho un sogno e a dispetto delle condizioni della società ho deciso di fare il possibile per raggiungerlo: voglio diventare un’insegnante.

La maggior parte penserà che non sia un gran che come sogno, ma di fronte ad una scuola in cui il livello d’istruzione è sempre più basso, in cui i bisogni degli alunni passano sempre in secondo piano, in cui i professori hanno perso l’interesse o sembra che si ritrovino lì per caso, io voglio essere quella gocciolina nell’oceano che però fa la differenza.

Durante il mio percorso universitario ho avuto la fortuna di incontrare un docente eccezionale: lui mi ha fatto capire davvero quale fosse la missione l’insegnante. Mi ha fatta appassionare alla sua materia e al mondo dell’educazione. Ogni sua lezione era coinvolgente e ha suscitato in me un cambiamento. Credo che ognuno di noi debba avere la fortuna di incontrare un maestro così sul suo cammino e io voglio essere quella persona per i miei futuri alunni.

Nel frattempo però, mentre concludo i miei studi, lavoro in una struttura per adolescenti. Lavoro come educatrice in una comunità di minori adolescenti tolti alle famiglie a causa dei maltrattamenti. Quando ho iniziato questa avventura, le storie delle ragazze mi affascinavano e inoltre pensavo che questa esperienza potesse aiutarmi a completare la mia formazione in ambito educativo. I turni però erano molto pesanti e la fiducia delle utenti era difficile da guadagnare. Ogni volta, finito il mio orario tornavo a casa e dovevo dormire tutto il giorno successivo per recuperare le energie. Il rapporto con le ragazze poi sembrava non migliorare mai. Questa situazione si è protratta fino all’inizio della quarantena.

La quarantena a me ha regalato un’occasione. Due mie colleghe si sono ammalate, la scuola ha chiuso e la mia responsabile ha deciso di aumentarci i turni fino a 24 h. Io ero arrabbiatissima. Non potevo pensare di passare tutte quelle ore in struttura. Quindi stavo seriamente meditando di cambiare lavoro. Ho avuto questo atteggiamento negativo fino a quando mi sono venute in mente le parole di Daisaku Ikeda, terzo presidente della Soka Gakkai Internazionale, che ci incoraggia a prenderci la responsabilità del luogo in cui lavoriamo. Sensei dice proprio “È fondamentale che, qualunque sia la vostra posizione, abbiate la determinazione di assumervi la responsabilità dell’azienda nel suo complesso. Non siate passivi. Sviluppate un atteggiamento responsabile, attivo e positivo. Questo è il segreto della crescita personale e del successo” (D. Ikeda, La nuova rivoluzione umana, vol. 15, cap.2, p.211)

Ho iniziato così ad andare in profondità e chiedermi cosa mi faceva stare male. Mi sono risposta. Non sentivo unità sul mio posto di lavoro, né con le colleghe né con le ragazze. Ho deciso di cambiare, di cambiare me per prima. Il mio atteggiamento. Ho iniziato a preparare ogni turno studiando e decidendo di dedicarmi a creare valore all’interno della comunità. Il primo giorno dopo questa mia scelta non è andato benissimo. Infatti una delle ragazze mi ha accolto dicendomi “tu che c…… hai da sorridere?!” ma non mi sono lasciata scoraggiare. Ho perseverato, decisa a prendermi la responsabilità del mio turno e con il desiderio di esserci per tutte. Un mese dopo ho completamente trasformato il mio ambiente: le ragazze mi cercano e sono a loro agio con me, addirittura una di queste mi ha chiesto di accompagnarla in visita dalla sua famiglia. Io non sento più quel peso incredibile ad andare, anzi mi fa piacere fermarmi anche oltre l’orario. Inoltre il mio contratto che scadeva i primi di maggio è stato rinnovato, dicendomi già che al termine della proroga mi faranno il tempo indeterminato.

Questo per dire che ognuno deve coltivare i propri sogni e fare di tutto per realizzarli, ma con saggezza. Nel frattempo che creiamo le premesse giuste e mentre ci stiamo preparando, decidiamo di fare la differenza dove siamo, anche se non è il lavoro della nostra vita.

“Piuttosto dovreste riversare tutte le energie nel vostro attuale impiego, applicandovi in esso e cercando anche di migliorarne le caratteristiche. […] Per quanto sia sgradevole il vostro impiego, lavorate sodo […]. Verrà certamente il momento in cui troverete un lavoro che vi piace, che vi reca beneficio e che contribuisce al bene della società nel suo complesso. Ogni aspetto dei lavori che avrete svolto fino a quel momento diventerà una preziosa esperienza» (D.Ikeda, La rivoluzione umana, vol. 8, pp. 161-162).