di Andrea Castelli
Allievo capo reparto Ortofrutta e Generi vari per una nota catena di supermercati
12 maggio 2020

Ricordo bene il giorno in cui il mio vissuto quotidiano è cambiato perché era il giorno del mio compleanno. Agli inizi di marzo non si capiva bene come ci si dovesse comportare: l’utilizzo della mascherina allora non era indispensabile ma consigliata a coloro i quali si prendevano cura di persone con malattie respiratorie. Inoltre, si cominciava a delineare quello che poi avremmo chiamato “distanziamento sociale”.

Ad essere sinceri, il mio lavoro in supermercato non è cambiato molto: abbiamo recepito tutte le linee guida, i decreti e i regolamenti che si sono susseguiti per permettere a tutti i clienti di poter effettuare la spesa in sicurezza e ai colleghi di poter lavorare limitando i rischi.

Fortunatamente tutto ciò sembra avere funzionato. Mi reputo anche molto fortunato a possedere un lavoro retribuito e con diritti garantiti in tempi complessi come questi, a prescindere dall’epidemia.

Forse ciò che io e i miei colleghi non abbiamo sperimentato è stata la quarantena: i turni di lavoro sono tutt’ora più lunghi ed estenuanti da un lato per permettere il corretto rifornimento dei beni alimentari e di prima necessità, dall’altro per coprire le assenze di alcuni colleghi.

Come in ogni lavoro a contatto con le persone ci sono stati esempi virtuosi di clienti che hanno compreso la fatica e il nostro impegno, rispettandoci e ringraziandoci. Ci sono stati però anche numerosi esempi scorretti in cui è prevalsa invece l’irritazione e la noncuranza di dover seguire norme importanti per la sicurezza e la salute di tutti; oppure la rabbia di non trovare un pacco di farina o un litro di alcool poiché esauriti data l’eccessiva richiesta. In questi casi si sono generate frequenti incomprensioni, nervosismi e tensioni del tutto inutili e fuori luogo in una situazione inedita e delicata come quella che stiamo tutti vivendo.

Indubbiamente il supermercato si presta a luogo privilegiato in cui leggere alcuni dei comportamenti e stati d’animo che popolano l’area in cui si inserisce. Qualcuno ha sperimentato la paura di ammalarsi di qualcosa che non conosce. Qualcun altro è stato costretto a sperimentare la solitudine, in attesa di poter tornare a riabbracciare i propri cari. Molti hanno perso i propri cari senza avere avuto la possibilità di accudirli o di salutarli in maniera adeguata. Altri ancora hanno scoperto la bellezza di avere il tempo per leggere o di trascorrere più tempo con i propri figli e la propria famiglia.

Chi l’avrebbe detto che tante persone si sarebbero messe in coda per qualche kilo di farina o di lievito? In tanti hanno riscoperto l’arte della panificazione casalinga. Un vecchio sapere, rispolverato per necessità ma che nasconde al suo interno due aspetti della vita che forse ci siamo scordati. Il tempo affinché l’impasto lieviti correttamente; il tempo di prepararlo e di cuocerlo; e infine la cura nella scelta dei giusti ingredienti e nelle corrette quantità di ingredienti necessari.

Tempo e cura. Due parole usate qui non a caso. Sicuramente è cambiata la nostra concezione del tempo e degli spazi. Sarebbe bello poter cogliere questa occasione per fare tesoro di ciò che stiamo sperimentando, riflettendo su ciò che conta veramente nelle nostre vite, attraverso la lente del tempo e della cura.

Ciò potrebbe aiutarci a riprendere presto una quotidianità diversa da quella che avevamo lasciato, spesso trattata con superficialità.

Scopriremmo così quanto sia prezioso il tempo, quanto ne serve per pensare in maniera più profonda e come esso influisce nelle scelte che compiamo ogni giorno. Del resto, si sa che la fretta è cattiva consigliera. Scopriremmo anche la bellezza del prendersi cura si sé stessi e delle persone che ci circondano, evitando la retorica individualista del “si salvi chi può” sostituendola con la solidarietà, il rispetto e l’empatia. Ritroveremmo l’armonia generata dalla cura dei luoghi che viviamo, siano essi di lavoro o del tempo libero e l’importanza della cura della Natura, unica Casa comune di cui disponiamo eppure eterna dimenticata nel viavai frenetico a cui spesso eravamo abituati.

Trasformare qualcosa che pensiamo essere negativo in opportunità. Ecco a cosa potrebbe servire questa lezione. Speriamo di non perdercela!