di Guido Ghilardi
Ingegnere elettrico
5 maggio 2020


In questo periodo di pausa dalla vita ordinaria è normale che molte persone abbiano accelerato, o addirittura iniziato certe riflessioni sulla propria vita e sul proprio lavoro
. Parlare invece di come i giovani vedono il mondo del lavoro non è facile, credo che sia soggettivo e dipenda in buona parte da quale percorso ognuno ha intrapreso per arrivarci, perciò in questo breve articolo cercherò di esprimere un mix tra le mie sensazioni e quelle dei giovani che hanno da pochi anni iniziato a lavorare, ovvero la categoria a cui appartengo.

Oggi più che mai i giovani cercano di inseguire ciò che gli piace fare, qualcuno è più fortunato e si convince subito di una scelta, si scrive ad una facoltà e persegue in modo determinato il suo obiettivo di diventare medico, avvocato o commercialista, ecc.., altri non hanno subito chiaro ciò che gli piace davvero, ma non significa che si è svantaggiati, forse hanno solo bisogno di più tempo per capirlo e capire soprattutto le loro abilità, in quale ambiente lavorativo possono esprimerle meglio e così via, oppure, il mito per cui bisogna assolutamente avere un’unica passione lavorativa nella vita che ci muove non vale per tutti, ma traggono le proprie soddisfazioni nel dedicarsi a più aspetti, possono magari cercare un lavoro più tranquillo che non le impegna troppo dal punto di vista intellettuale, di tempo e nel frattempo portare avanti altri progetti, vivere altre realtà.

Insomma, ognuno col proprio lavoro trova un po’ il suo punto di equilibrio tra vita personale, aspirazioni, esigenze economiche, soddisfando quindi da un lato i bisogni fondamentali, che per molti possono essere di avere una casa, costruire una famiglia, viaggiare, ecc.., dall’altro si cerca di dare spazio a sé stessi, si cerca di esprimere la propria vocazione. Mi viene da aggiungere che più una persona dedica tempo a sé stessa per capirsi, per interiorizzare certi concetti, più sarà avvantaggiata nel trovare prima il suo punto di equilibrio.

Ad ogni modo, ognuno è diverso e credo che in questa pluralità sta la ricchezza di una società, non quindi offrendo un unico modello di vita.

Venendo a me, posso dire che mi sono laureato in Ingegneria elettrica due anni fa e da un anno lavoro in una società di progettazione e costruzione di impianti (impianti chimici, petrolchimici, produzione di energia eolica, ecc.. per intenderci). Il lavoro è molto concreto, l’obiettivo di progettare qualcosa che poi verrà costruito mi soddisfa. Si tratta di un lavoro in cui si interagisce molto con le persone, le diverse discipline devono interfacciarsi, perciò i chimici devono dire a noi elettrici quanto consumano le loro pompe e così via, si sente il cliente per capire che esigenze ha, i sub contractor per spiegargli cosa devono fare ecc.., il risultato finale di un progetto sono la stesura di svariai documenti in cui è riportato ciò che bisogna acquistare, come installarlo e perché sono state fatte certe scelte.

Ora, che la quarantena ci ha costretto a casa, ho sperimentato per la prima volta il fatidico smart working, trattandosi il mio di un lavoro che implica lo scambio di opinioni e la stesura di documenti, non è stato difficile condurlo in modo efficiente da casa e grazie all’ausilio degli strumenti di comunicazione è proceduto abbastanza bene.

Devo ammettere che il risparmio di un lungo viaggio a Milano ogni giorno ha contribuito ad accettare il lavoro da casa positivamente.

In conclusione ritengo che, per gli impieghi che non richiedono la presenza fisica, lavorare da casa uno o due giorni a settimana sia una soluzione molto interessante, permette di risparmiare tempo e staccarsi temporaneamente dall’ambiente dell’ufficio per stare in uno più familiare.