Riflessioni a proposito
del Comunicato della presidenza CEI
al Governo ‘Conte’ del 26 Aprile 2020

Siamo un gruppo di donne e uomini, laici e preti, semplici cristiani che amano la chiesa, immersi come tutti negli eventi pandemici che hanno toccato in modo particolarmente grave la nostra terra, in un clima che a lungo è stato di stringente apprensione e di permanente lutto, e che tuttora resta di una certa emergenza.

Scriviamo perché ci siamo sentiti da credenti profondamente a disagio per le dichiarazioni che, attraverso un comunicato stampa, la Conferenza Episcopale Italiana ha indirizzato al Governo del paese appena dopo le comunicazioni ufficiali inerenti le disposizioni per la cosiddetta ‘fase 2’. Molte voci si sono accavallate in questi mesi in un turbine di opinioni, esternazioni, commenti, segnalazioni, punti di vista che ognuno ha potuto esprimere liberamente e nello stesso tempo decidere come accogliere. Una dichiarazione ufficiale come quella della Conferenza dei Vescovi italiani assume invece un tono e una qualifica che si sottrae alla libera circolazione delle opinabilità ma porta pubblicamente con sé l’insieme di tutti i cattolici del paese, accomunati ipso facto alle posizioni espresse dai loro pastori.

Per questa ragione sentiamo di dover manifestare altrettanto pubblicamente, nella nostra inscindibile condizione di cittadini e di cristiani, la nostra difficoltà a mantenerci solidali con quelle dichiarazioni, sia sotto il profilo del merito, sia soprattutto sotto quello del metodo. Teniamo anzitutto a premettere che nemmeno noi sottovalutiamo il significato di questo prolungato digiuno eucaristico che fa mancare qualcosa di essenziale alla vita credente. Siamo coscienti di quel bisogno che molti avvertono con crescente intensità come un sentimento che ci appartiene. Molti di noi del resto sono impegnati in un lavoro di tutela della qualità e della dignità liturgica che dura da anni e che non ha avuto bisogno di questa sospensione forzata per decidere di esprimersi. Non ci deve quindi essere insegnato che senza eucaristia non esiste la chiesa e che la liturgia manifesta nel modo più alto e necessario la nostra condizioni di discepoli del Signore.

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