di Stefano Remuzzi
Coordinatore Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro – Diocesi di Bergamo
2 maggio 2020


“Un liquido è uno stato della materia senza una forma particolare. Cambia facilmente ed è definito solo dal contenitore che lo contiene. Il corpo umano è composto per il 70% di acqua”


L’essere umano è per sua natura capace di adattarsi alle diverse situazioni che gli si pongono davanti
, cercando di modificare al meglio le sue condizioni e i suoi comportamenti in base ai cambiamenti in atto nel mondo e nella società in cui vive.
Questi mesi, ma presumibilmente anche i prossimi, saranno una sfida per tutti. Saranno una sfida per il mondo delle relazioni, saranno una sfida per un cambiamento dei comportamenti e delle abitudini, saranno una sfida per la nostra capacità di essere uomini e donne, cittadini responsabili.
Insieme a tutte queste c’è certamente una delle scommesse più grosse: quella del lavoro; lo abbiamo già sperimentato in questi due mesi di emergenza. Un cambiamento epocale nei modi e nei mezzi di pensare, di vivere e di costruire il lavoro.

Innanzitutto sono cambiati i luoghi del lavoro. La casa, che prima era considerata rifugio e luogo degli affetti, è diventata in questi mesi uno spazio eterogeneo e aperto, dove il contesto lavorativo e quello più intimo affettivo, si sono mischiati e hanno trovato il modo di convivere insieme.
Sono cambiati i tempi, più flessibili ma anche più dilatati. Sono emerse nuove priorità e diverse preoccupazioni. È mutata l’organizzazione del lavoro nelle sue forme nelle sue applicazioni con grosse difficoltà per le realtà con un numero alto di persone che lavorano in uno stesso contesto.
Sono diminuite le certezze e aumentate le preoccupazioni per i molti che stanno vedendo il loro lavoro fermo e senza possibilità di creare ricchezza; penso alle aziende, i professionisti, i bar, i ristoranti, il settore del turismo e quello del commercio.
Senza considerare poi il tema delle relazioni lavorative, che in molti contesti sono anche relazioni amicali. Da due mesi si sono limitate ad una visione e ad un rapporto virtuale, davanti ad uno schermo senza possibilità di contatto fisico e espressivo, elementi importanti per moltissimi settori.

Ci sono stati in pochissimo tempo una grossa quantità di cambiamenti. Siamo di fronte ad una svolta ed una possibilità reale di modificare il modo di concepire il lavoro ma più in generale il modo di concepire i rapporti sociali che sono poi dentro la nostra quotidianità, che è fatta anche di lavoro.
La sfida più grande è quella di avere la capacità, finiti i mesi di emergenza e di convivenza con il virus, di cogliere la possibilità di questo cambiamento e di non farcela sfuggire di mano, facendo in modo che le cose “non tornino come prima”. Lo leggiamo spesso “nulla deve tornare come prima, perché prima era il problema”; ne saremo veramente capaci? Saremo capaci di far balzare in prima fila quello che abbiamo sempre messo all’ultimo banco? Saremo capaci di raccogliere questa sfida che ci viene consegnata ancora una volta dall’ambiente i cui viviamo?
Sono domande che ci stiamo ponendo tutti, alle quali, sembra estremamente complesso riuscire a dire una risposta nel breve periodo. Sarà proprio la nostra capacità di adattarci al nuovo contesto che si presenterà davanti ai nostri occhi, a fare la differenza sul percorso che sceglieremo di intraprendere.

Una nuova idea di lavoro, con diverse priorità, con una flessibilità maggiore (magari con qualche apertura in più al tema dello smart working, che in questi mesi è risultato estremamente necessario e proficuo), con un’attenzione non esclusivamente al profitto ma anche al benessere sociale ed essenziale del cittadino, con uno sguardo al futuro, anche lontano, non solo a quello immediato.

Abbiamo visto, e qualcuno purtroppo anche provato sulla propria pelle, una grande sofferenza. Ci aspetta una nuova fase, fatta di responsabilità e senso civico, uniche armi a disposizione per combattere un nuovo contagio, ma che abbiamo bisogno, permangano anche successivamente. Non perdiamo questa occasione per dimostrare che i cittadini di oggi, saranno i grandi cittadini di domani.